Terremoto in Kamchatka, tsunami e il nodo dei sottomarini nucleari russi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un sisma di magnitudo 8.8 ha scosso la Kamchatka, penisola remota dell’Estremo Oriente russo, riaccendendo i timori per la sicurezza delle basi navali che ospitano i sottomarini nucleari di Mosca. L’epicentro, situato a soli 120 chilometri dalle installazioni militari, ha sollevato interrogativi non solo sulle possibili ripercussioni per le infrastrutture strategiche, ma anche sull’efficacia dei sistemi di allerta in una regione già di per sé vulnerabile.

Fabio Florindo, presidente dell’Ingv, ha sottolineato come l’evento, tra i più potenti mai registrati, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi se si fosse verificato più vicino alla costa. «La distanza ha evitato una catastrofe umanitaria», ha osservato, ricordando che la magnitudo, pari a 8.8, avrebbe potuto generare uno tsunami devastante in aree popolate. Invece, le onde anomale – seppur significative – hanno viaggiato per oltre 12mila chilometri attraverso il Pacifico, raggiungendo persino l’Isola di Pasqua, dove sono state misurate altezze fino a 70 centimetri.

Proprio la propagazione dell’onda ha dimostrato l’imprevedibilità di questi fenomeni: mentre in Cile le oscillazioni sono rimaste contenute tra i 30 e i 60 centimetri, la lontananza non ha escluso effetti tangibili. E se da un lato il Senapred cileno ha gestito l’emergenza senza criticità, dall’altro resta da chiarire se le basi russe abbiano subito danni. Fonti non ufficiali parlano di evacuazioni preventive, ma al momento non ci sono conferme su eventuali impatti alle flotte sottomarine, elemento che alimenta speculazioni sulla reale portata del rischio.

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