Procreazione assistita e diritti delle coppie gay: la svolta della Consulta tra conquiste e limiti
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Redazione Interno
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La sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto il diritto delle "mamme arcobaleno" a essere registrate entrambe come genitrici dei figli nati da fecondazione eterologa all’estero ha scatenato reazioni contrastanti. Se da un lato rappresenta un passo avanti nella tutela delle famiglie omogenitoriali, dall’altro lascia irrisolte questioni cruciali, come l’accesso alla procreazione medicalmente assistita per i single e le adozioni. Maria Giuseppina Picconeri, esperta di diritto familiare, definisce la decisione "dolce-amara": "Il mondo cambia, e la legge deve adeguarsi, garantendo protezione ai bambini ma anche ai genitori, eterosessuali o omosessuali che siano".
La pronuncia, emessa in seguito al ricorso di una coppia toscana, stabilisce che entrambe le donne di una coppia lesbica possano figurare come madri del figlio concepito attraverso tecniche di procreazione assistita, superando il vuoto normativo che finora le costringeva a lunghe battaglie legali. "Finalmente giustizia è fatta", hanno commentato Giada e Serena, tra le migliaia di coppie che vedono riconosciuto un diritto fondamentale. Ma non tutti i nodi vengono al pettine.
A Catanzaro, Giovanni Carpanzano, presidente di Arciequa e padre di un bambino nato tramite maternità surrogata negli Stati Uniti, parla di "pagina di civiltà". "La Consulta ha ribadito che la Costituzione tutela i minori, a prescindere da come siano venuti al mondo", sottolinea, riferendosi all’articolo 233. Eppure, mentre le coppie gay celebrano una vittoria parziale, resta l’amaro per chi, single o in percorsi di adozione, continua a scontrarsi con divieti anacronistici.
Le piazze italiane si sono riempite di colori, con manifestazioni arcobaleno che hanno accolto la notizia come una vittoria inaspettata. A Torino, Serena Villani e Francesca Isernia brindano, pur senza avere ancora chiare le implicazioni concrete della sentenza sulla loro vita. Intanto, altre coppie, già avviate nell’iter per l’adozione speciale, si interrogano su come procedere.




