Figli di due mamme, il Viminale non cede: continua la battaglia per i certificati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 68 del 22 maggio scorso, che ha dichiarato incostituzionale il divieto di registrare come genitore la madre "intenzionale" di bambini nati all’estero tramite procreazione assistita, il ministero dell’Interno mantiene la sua posizione. La Consulta, intervenuta su un ricorso presentato da una coppia omogenitoriale, ha stabilito che negare il riconoscimento della genitorialità alla madre non biologica viola i principi di uguaglianza e tutela dei minori. Eppure, come emerso nell’udienza del 26 maggio alla Corte d’Appello di Venezia, l’Avvocatura dello Stato insiste nel chiedere la cancellazione del suo nome dai documenti.

A Padova, dove il sindaco Sergio Giordani dal 2017 ha registrato 53 atti anagrafici con doppio cognome per figli di coppie same-sex, la situazione resta in stallo. Il Viminale, che contesta queste trascrizioni, non ha modificato la sua linea neppure dopo il pronunciamento dei giudici costituzionali. Una scelta che riguarda una quarantina di famiglie, costrette a un limbo giuridico mentre si attendono ulteriori sviluppi processuali.

La sentenza della Consulta, che ha parzialmente bocciato l’articolo 8 della legge 40 sulla fecondazione assistita, equipara sul piano giuridico il ruolo della madre gestazionale a quello della madre intenzionale, riconoscendo entrambe come figure genitoriali a pieno titolo. Un passaggio storico, che però non ha sciolto tutti i nodi. "Al centro c’è la tutela del bambino", ha osservato l’avvocato Gianni Baldini, specializzato in fecondazione assistita, riferendosi al caso di una coppia aretina composta da due uomini. I due, uniti civilmente, hanno avuto un figlio tramite una donatrice e ora sperano di veder riconosciuti i propri diritti in Italia

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