Tra cultura e territorio, il valore universale della cucina italiana riconosciuta dall'Unesco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La recente iscrizione della cucina italiana nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, da parte dell'Unesco, ha sancito a livello internazionale un valore che, nel vissuto quotidiano del Paese, si manifesta da secoli in pratiche, conoscenze e saperi condivisi. Un riconoscimento che, come sottolineato dal critico gastronomico Luca Iaccarino nell'ultima puntata dell'anno di Tgr Petrarca, va ben al di là della mera esecuzione di ricette, investendo piuttosto la sfera della narrazione identitaria, del rapporto profondo con il territorio e della trasmissione di tradizioni. La puntata, andata in onda nel cuore del periodo natalizio, ha offerto un viaggio tra libri e guide gastronomiche, ribadendo come il cibo costituisca un linguaggio culturale complesso, capace di raccontare storie e paesaggi, alcuni dei quali universalmente noti come il piatto simbolo degli spaghetti al pomodoro.

Oltre la stella: la visione dello chef fra biodiversità e paesaggio

Questa percezione ampia e stratificata del fare cucina è condivisa da figure di spicco della ristorazione, come lo chef Alberto Faccani, patron del ristorante Magnolia, il quale osserva che il prestigioso sigillo dell'Unesco «rende visibile una serie di caratteristiche che c’erano già, ma restavano invisibili». Per il cuoco, la cui attività è stata premiata con importanti riconoscimenti, l'arte culinaria non si esaurisce nella tecnica, ma abbraccia necessariamente la biodiversità, i paesaggi e le culture che danno origine agli ingredienti, elementi che, nella loro combinazione, definiscono un patrimonio collettivo. Una visione olistica che, del resto, trova un precedente importante nel riconoscimento conferito anni addietro alla dieta mediterranea, anch'essa tutelata come patrimonio immateriale.

Dai riconoscimenti alla salute pubblica: la sfida della prevenzione

Proprio l'esistenza di due distinte iscrizioni Unesco, quella della dieta mediterranea e quella della cucina italiana, impone una riflessione per evitare confusioni semantiche e strategiche, trasformandole invece in strumenti concreti di promozione della salute. I dati allarmanti su obesità, sovrappeso e malattie croniche, specie tra i più giovani, indicano infatti l'urgenza di interventi di prevenzione primaria che agiscano sugli stili di vita. In questo quadro, i due patrimoni culturali possono offrire un modello di riferimento basato sulla qualità, sulla varietà e sulla sostenibilità delle scelte alimentari, puntando a incidere in maniera strutturale e non solo correttiva sulle abitudini della popolazione.

Le polemiche sterili e il dibattito oltre le provocazioni

Il prestigioso riconoscimento, come spesso accade per ciò che tocca l'orgoglio nazionale, non è stato esente da critiche e prese di posizione polemiche, alcune delle quali hanno attinto a toni provocatori o a ricostruzioni storiche discutibili. Si è registrato, ad esempio, il commento sprezzante di un giornalista straniero, che ha bollato l'intera tradizione come una «bugia», o le tesi di un accademico nostrano volte a sminuire l'origine italiana di alcuni prodotti iconici. Dibattiti che, seppur marginali, testimoniano comunque la capacità della cucina di generare un confronto ampio, che trascende i confini del puro piacere del palato per investire quelli, più ampi, dell'identità e della storia condivisa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.