La verità sull’Ucraina: a luci spente, la partita di Trump e il peso dell’energia
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Redazione Esteri
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La decisione di Donald Trump di chiudere la partita con Volodymyr Zelensky affonda le radici in una crisi energetica globale senza precedenti, che sta ridefinendo gli equilibri geopolitici e le priorità della Casa Bianca. Con gli Stretti di Hormuz nel Golfo Persico e Bab el-Mandeb nel Mar Rosso di fatto bloccati, e con l’export energetico russo sotto sanzioni, è venuta a mancare circa la metà delle forniture mondiali di gas e petrolio.
Le ricadute negative si sono abbattute con violenza sulle economie avanzate di Europa e Cina, in particolare, mentre l’attenzione di Washington si è spostata dalla difesa a oltranza di Kiev alla necessità di contenere i prezzi dei carburanti. In questo quadro, il leader ucraino non è più un alleato da sostenere a ogni costo, ma un ostacolo sulla strada verso un’intesa con Mosca che possa alleviare la pressione sui mercati.
La rottura con Zelensky e la scelta del gasolio russo
Trump ha chiesto apertamente un cambio di leadership a Kiev, sostenendo che Zelensky stia provocando un «problema mondiale» con i suoi attacchi alle raffinerie russe. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione ucraina di colpire le infrastrutture energetiche di Mosca, che secondo il presidente americano ostacolano le esportazioni di idrocarburi e contribuiscono a tenere alti i prezzi alla pompa. A ciò si è aggiunto l’accordo siglato con Vladimir Putin per l’importazione di gasolio russo, una mossa che ha suscitato stupore e preoccupazione tra gli alleati europei.
Secondo una fonte diplomatica citata dai media internazionali, i rappresentanti americani avrebbero persino minacciato di limitare la condivisione di informazioni di intelligence con Kiev se non fosse cessato il fuoco contro le raffinerie. La scelta di privilegiare l’intesa con Mosca, seppur temporanea e limitata nelle quantità, segna una frattura profonda nel rapporto tra Washington e il presidente ucraino, che negli ultimi anni aveva alternato momenti di forte tensione a fasi di ricucitura.
Il quadro militare secondo l’ex comandante Syrskyi
Mentre sul piano diplomatico la partita si complica, il generale Oleksandr Syrskyi, ex comandante in capo delle Forze armate ucraine, ha rilasciato la sua prima intervista pubblica dopo il brusco licenziamento del giugno scorso. In un colloquio esclusivo con la Bbc, Syrskyi ha affermato che l’Ucraina «ha spezzato la capacità di avanzata della Russia», evidenziando come le forze russe nel 2026 siano riuscite a imporre il controllo su appena 61 chilometri quadrati di territorio ucraino, un dato che segna una forte battuta d’arresto rispetto al ritmo degli anni precedenti.
Il generale ha inoltre sostenuto che le perdite russe sarebbero state sei volte superiori a quelle subite dall’Ucraina, e che contando solo i morti il divario arriverebbe fino a undici volte. L’Istituto internazionale per gli Studi sulla guerra ha confermato la tendenza, rilevando che nel solo mese di settembre Mosca ha perso più territori di quanti ne abbia conquistati.
La flotilla della sinistra radicale e il sostegno a Kiev
Sul fronte del sostegno civile, una coalizione di sindacati, associazioni e movimenti della sinistra radicale europea ha annunciato l’organizzazione di una «flotilla» via terra con destinazione Ucraina. Il convoglio, che partirà dopo metà novembre, porterà generatori elettrici, stufe portatili e forniture mediche. Gli organizzatori, in parte riconducibili a un pezzo del gruppo europeo rossoverde The Left, rivendicano la difesa di Kiev «anche con le armi», distanziandosi dal pacifismo tradizionale e considerando la resistenza ucraina all’invasione russa una lotta anti-imperialista.
L’iniziativa si inserisce in un panorama europeo sempre più frammentato, dove il sostegno a Kiev sta diventando un tema potenzialmente divisivo in vista delle prossime scadenze elettorali.
Il 1.692° giorno di guerra e gli attacchi alle infrastrutture
Sul terreno, il conflitto continua a mietere vittime e a distruggere infrastrutture civili. Nel 1.692° giorno di guerra, le forze russe hanno preso di mira impianti energetici e aree residenziali in diverse regioni ucraine. A Kharkiv, un attacco ha provocato tre morti e decine di feriti, mentre a Kiev un drone ha colpito un edificio residenziale causando vittime e danni ingenti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno mostrato il momento in cui un’esplosione ha scosso la città, con detriti che cadevano su veicoli in sosta.
Nel distretto di Bucha, nella regione di Kiev, i servizi di emergenza sono intervenuti per spegnere un incendio divampato in un impianto industriale a seguito di un presunto attacco russo. Nonostante l’annuncio di un «cessate il fuoco energetico» da parte di Trump, Mosca ha continuato a colpire obiettivi strategici, alimentando scetticismo sulla reale volontà di una de-escalation.
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