Roma, il crollo del solaio nel casale abbandonato del Parco degli Acquedotti e il ritrovamento dei due corpi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Parco degli Acquedotti, scrigno di archeologia e natura incastonato nel tessuto urbano della capitale, è stato teatro nella mattinata di oggi, venerdì 20 marzo, di una tragedia silenziosa quanto violenta. È stato il cedimento di un solaio, all’interno del cosiddetto Casale del Sellaretto che si erge al civico 221 di via delle Capannelle, a trasformare una struttura abbandonata in una trappola mortale. I Vigili del Fuoco, intervenuti dopo la segnalazione di un boato avvertito già dalla serata di giovedì, hanno lavorato tra le macerie per ore, fino a estrarre i corpi senza vita di un uomo e di una donna, la cui identità è al momento in fase di accertamento.

L’allarme e i soccorsi tra le macerie di via delle Capannelle

La sala operativa del Comando di Roma ha attivato i protocolli d’emergenza alle 08.56, quando è giunta la richiesta di intervento per il crollo di un solaio. Sul posto è stata immediatamente inviata la Squadra di Tuscolano II 12/A, affiancata da reparti specializzati come il Nucleo Cinofili, il Nucleo USAR – deputato alla ricerca e al salvataggio in contesti urbani complessi – e il Nucleo GOS, con il Funzionario di Guardia a coordinare le delicate operazioni di scavo. I soccorritori, operando con cautela tra i detriti per evitare ulteriori cedimenti, hanno rinvenuto i due corpi, accertando l’impossibilità di salvarli. Le ricerche, comunque, non si sono fermate subito dopo il ritrovamento: gli stessi nuclei specializzati hanno proseguito le verifiche per escludere categoricamente che, al momento del crollo, potessero esserci altre persone all’interno del fabbricato.

Il Casale del Sellaretto, una casa cantoniera divenuta rifugio

La struttura coinvolta, conosciuta come Casale del Sellaretto, vanta una storia secolare che poco ha a che fare con l’attuale degrado: nata come casa cantoniera lungo la ferrovia Roma-Frascati voluta da papa Pio IX, l’edificio è stato utilizzato per decenni prima di cadere in un abbandono che, col tempo, l’ha trasformato in un riparo occasionale per chi non ha una dimora. È proprio in questa duplice natura – di relitto storico e di estremo rifugio – che si colloca la dinamica dell’accaduto. Un forte boato, udito ieri sera da alcuni residenti della zona, sembra aver preceduto il cedimento; un’ipotesi, quella dell’esplosione, che ora gli inquirenti stanno vagliando con attenzione, anche attraverso i rilievi della polizia scientifica giunta sul posto per cercare di ricostruire la causa scatenante il crollo.

Le indagini e i rilievi tecnici in un’area sigillata

La zona dell’ex casale è stata posta sotto sequestro per consentire gli accertamenti del caso. Gli agenti della polizia di Stato e della scientifica stanno procedendo con i rilievi, cercando di determinare se il cedimento del solaio sia stato causato da una esplosione accidentale – magari legata a bombole o a sistemi di riscaldamento improvvisati – o se invece la struttura, già compromessa dal lungo abbandono, abbia semplicemente ceduto sotto il suo stesso peso. Non ci sono, al momento, elementi certi per chiarire se le due vittime si trovassero nel casale già da giovedì sera o se siano giunte lì nella mattinata, così come rimane da accertare la loro identità anagrafica. I vigili del fuoco hanno completato la messa in sicurezza dell’area circostante, rimuovendo i detriti più pericolosi per permettere agli investigatori di lavorare senza interruzioni.

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