Genova, le tre stelle Michelin ai Musei di Strada Nuova e il sigillo “vale il viaggio”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono arrivati da Parigi, e portano la firma inconfondibile della guida più temuta e ambita del mondo, quella che da oltre un secolo giudica l’arte culinaria ma che, da oggi, si scopre capace di consacrare anche la bellezza museale. Genova, città che per secoli ha voltato le spalle al mare per guardare i propri palazzi, entra così nel firmamento culturale internazionale: i Musei di Strada Nuova – l’insieme straordinario che comprende Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi – hanno ottenuto le tre stelle Michelin nella nuova “Guida Voyage & Culture”. Il verdetto, che non ammette appelli, è chiaro e senza ambiguità: questa è una destinazione che “vale il viaggio”.
Un triplo sigillo che non riguarda solo la cucina
La guida numero uno della Francia, quella che ha conquistato il mondo con i suoi ispettori anonimi e i suoi criteri maniacali, ha dunque applicato lo stesso rigore al patrimonio artistico. E il risultato, per il capoluogo ligure, è un doppio riconoscimento destinato a pesare sulle scelte dei viaggiatori internazionali. Da un lato c’è l’inserimento della città nella selezione “Vale il viaggio” della Michelin Voyage & Culture; dall’altro, appunto, le tre stelle piantate come bandiere sui Musei di Strada Nuova. Un punteggio, quest’ultimo, che li colloca fianco a fianco di mostri sacri come gli Uffizi e i Musei Vaticani, senza alcuna differenza di trattamento.
Il ventennale dei Rolli e una nuova consacrazione Unesco (indiretta)
L’annata, va detto, non è affatto casuale: ricorre infatti il ventennale dall’inserimento dei Rolli – quei palazzi nobiliari che dal Cinquecento in poi ospitavano le delegazioni straniere in visita alla Repubblica – nel Patrimonio Unesco. Un anniversario che avrebbe già di per sé riacceso i riflettori sul centro storico genovese, ma che ora si trova amplificato da questo sigillo della guida francese. Non c’è alcun rapporto formale tra Michelin e Unesco, intendiamoci; eppure, nella sostanza, i due marchi sembrano convergere verso la stessa evidenza: ciò che Genova possiede – e la maniera in cui ha scelto di valorizzarlo – rappresenta un’eccellenza su scala globale.
Come si giudica un museo “che vale il viaggio”
I criteri adottati dagli ispettori per questa nuova avventura editoriale della Michelin restano, per loro stessa natura, avvolti nel riserbo. Quel che si sa, però, è che non ci si limita a contare le opere né a misurare i metri quadri di superficie espositiva: si guarda piuttosto all’esperienza complessiva, alla capacità di un luogo di raccontare una storia e di farlo senza mai cadere nella retorica. E i Musei di Strada Nuova, lo ricordano in molti, offrono un percorso che dal Seicento di Rubens (presente a Palazzo Rosso con il suo celebre “Ritratto di giovane”) arriva fino alle collezioni di ceramiche e monete di Tursi, passando per il capolavoro assoluto del “Ritratto di dama” di Van Dyck a Palazzo Bianco. Tre musei in uno, si potrebbe dire, o meglio: tre anime diverse che convivono sotto lo stesso riconoscimento.
Turismo culturale e ricadute attese (senza speculare)
Per Genova, città che negli ultimi anni ha provato a scrollarsi di dosso una fama talvolta rude e portuale per mostrarsi più elegante e accogliente, questo doppio endorsement rappresenta un fatto concreto. La guida Michelin, quando assegna le tre stelle a un ristorante, trasforma letteralmente la geografia del turismo enogastronomico; e non c’è ragione di pensare che il meccanismo possa funzionare diversamente per la cultura. I Musei di Strada Nuova – già meta consolidata per gli appassionati d’arte – si trovano ora inseriti in una wishlist globale che fino a ieri sembrava riservata ad altre capitali. E il fatto che l’intera città riceva l’etichetta “Vale il viaggio” suggerisce un effetto alone: non si viene solo per i palazzi, ma per tutto ciò che quei palazzi rappresentano e che, attorno a loro, si è costruito nei secoli.




