Manovra, niente sgravi sulla tredicesima e stop al bonus di Natale
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Redazione Economia
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La legge di Bilancio, la cui prima bozza è ormai definita, non conterrà quelle misure che molti dipendenti, sia del settore privato che di quello pubblico, attendevano per l’imminente fine dell’anno. Le buste paga di dicembre, che pure vedranno il tradizionale accreditamento della tredicesima mensilità, non saranno quindi “gonfiate” da alcuno sconto fiscale straordinario, un’ipotesi che era circolata a lungo negli scorsi mesi e che ora viene definitivamente archiviata. La scelta, che risente delle ristrettezze delle risorse pubbliche a disposizione, preclude qualsiasi intervento di ampia portata a favore del potere d’acquisto dei lavoratori, i quali si troveranno a fare i conti con un gettito invariato nonostante il consistente aumento nominale dello stipendio.
Le ragioni di una rinuncia
All’origine di questa decisione, che deluderà le aspettative di milioni di persone, vi è una precisa valutazione di carattere economico-finanziario. Il governo, infatti, ha optato per non attingere a misure fiscali aggressive sui grandi patrimoni o sugli extraprofitti, eccezion fatta per un prelievo di portata limitata che andrà a colpire esclusivamente gli istituti bancari e le compagnie assicurative. Questo quadro, caratterizzato da un’entrata di cassa contenuta, ha di fatto reso impossibile finanziare agevolazioni strutturate come la detassazione della tredicesima o la riduzione delle imposte sugli straordinari e sulle prestazioni lavorative rese durante i giorni festivi, lasciando il testo della Manovra privo di questi specifici ausili.
Il bonus natalizio non rinnovato
A confermare il trend di una finanza pubblica poco incline a sostenere nuovi oneri è la mancata proroga del cosiddetto “bonus Natale”. Si tratta di un contributo una tantum da 100 euro, erogato in via sperimentale lo scorso anno ai lavoratori dipendenti con un reddito imponibile non superiore ai 28.000 euro e con almeno un figlio fiscalmente a carico. Quella misura, concepita per alleviare le pressioni delle spese festive in un contesto di carovita, non è stata inserita nella Legge di Bilancio per il 2025, segnandone così la cessazione definitiva e privando molte famiglie di un piccolo, seppur significativo, sostegno economico.
Un contesto di proposte non concretizzate
L’assenza di questi strumenti di sostegno appare ancor più marcata se paragonata alle ambiziose proposte che erano state avanzate in precedenza da alcuni esponenti di governo, le quali miravano a introdurre sgravi fiscali proprio sulla mensilità aggiuntiva. Tali ipotesi, pur avendo alimentato un dibattito pubblico piuttosto acceso, non hanno trovato uno spazio concreto all’interno del documento programmatico, il quale, nelle sue linee essenziali, sembra privilegiare una differente allocazione delle poche risorse disponibili, senza però prevedere quegli interventi diretti sul reddito da lavoro che erano stati auspicati da più parti.




