Torino fuori dalla Coppa Italia, Abate: "Squadra fragile, ma ora testa al campionato"
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Redazione Sport
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L'avventura del Torino in Coppa Italia si è interrotta già al primo turno utile, con il Monza che ha avuto la meglio per 2-1 in una partita che ha offerto spunti interessanti dal punto di vista arbitrale e, soprattutto, ha acceso i riflettori sulle difficoltà di una squadra granata ancora alla ricerca di una propria identità. A fine gara, il tecnico Ignazio Abate non ha usato giri di parole per descrivere la prestazione dei suoi, che ha definito insufficiente, sottolineando come il gruppo appaia fragile nei momenti in cui è chiamato a soffrire e a stringere i denti.
Un'analisi lucida e impietosa, quella del mister, che però non si è lasciato andare a facili pessimismi, anzi, ha indicato nella chiusura del mercato e nella conseguente impossibilità di pensare ad altro se non al lavoro quotidiano, l'unica strada percorribile per uscire da questo momento complicato.
La partita e il ko: un primo tempo di slancio, poi il black out
La gara, disputata in un clima teso e con il pubblico granata che sperava in un riscatto dopo un inizio di stagione altalenante, ha visto un Torino partito a razzo. Per una mezz'ora, come ha raccontato lo stesso Abate a Sportmediaset, la squadra ha aggredito alto gli avversari, mettendo in difficoltà la costruzione dal basso del Monza e creando i presupposti per passare in vantaggio.
Poi, complice forse l'inesperienza o la mancanza di quelle certezze che solo il tempo e i risultati possono dare, il baricentro si è abbassato e il Monza, con maggiore personalità, ha preso in mano le redini del gioco, ribaltando l'inerzia fino a trovare il gol del vantaggio e poi quello del raddoppio. Un black out che il Torino ha pagato caro, gettando alle ortiche un primo tempo tutto cuore e intensità e dimostrando, ancora una volta, una certa fragilità mentale nel momento in cui l'avversario alza il proprio livello di pressione.
La moviola e il grande escluso: il caso del rigore al 94'
L'episodio che ha fatto più discutere, come spesso accade in queste serate di coppa, è arrivato nel finale, al minuto 94, quando l'arbitro Perenzoni di Rovereto ha prima concesso e poi, dopo l'intervento del Var, ha revocato un calcio di rigore al Torino per un presunto fallo su un attaccante granata. Un episodio che ha scatenato le proteste dei giocatori in campo e che ha acceso un dibattito acceso anche negli studi televisivi, dove l'ex arbitro Cesari, consulente per Mediaset, ha analizzato le immagini ai raggi X.
Il fischietto di Rovereto, nella sua carriera, ha collezionato esperienze importanti in diverse manifestazioni sportive e collaborazioni con agenzie e testate, e per la prima volta in questa stagione il Var è stato protagonista assoluto, intervenendo per indicare in un caso e suggerire nell'altro la decisione da prendere. Ma è proprio sull'ultimo episodio che si è consumato il maggiore confronto, con la tecnologia che ha preferito la cautela alla concessione, scatenando inevitabilmente le polemiche e le contestazioni del pubblico di casa.
Le parole di Abate: "Dobbiamo diventare squadra"
A fine partita, il tecnico granata ha affrontato la questione a viso aperto, senza nascondersi dietro a scuse o alibi. "Sinceramente mi sembra molto simile al rigore di Vlasic contro il Milan, per me lo era", ha dichiarato Abate riferendosi all'episodio dubbio che ha negato il penalty ai suoi. "Se però la linea è questa, e se questo è il metro di giudizio che viene scelto dagli arbitri, allora giusto non avercelo concesso", ha aggiunto, con un tono che lasciava trasparire più rassegnazione che rabbia.
Un'accettazione di una realtà che, suo malgrado, deve fare i conti con un arbitraggio che ha scelto un certo tipo di lettura, costringendo il Torino a tornare a casa a mani vuote. L'allenatore ha poi ribadito il concetto principale, quello che probabilmente gli sta più a cuore in questo momento: la squadra è ancora un cantiere aperto e la priorità assoluta è quella di costruire un gruppo solido, in grado di reagire alle difficoltà.
"Per fortuna ora si è chiuso il mercato e dobbiamo pensare solo al campo", ha detto, sottolineando come l'eliminazione dalla Coppa Italia, pur dolorosa, debba rappresentare solo una tappa del percorso di crescita. "Il lavoro da fare è ancora lungo e dobbiamo diventare squadra", è stato il suo messaggio finale, un monito per tutti i giocatori a guardare avanti e a concentrarsi sugli impegni di campionato, dove il Toro è chiamato a riscattare una partenza che finora ha regalato più ombre che luci.
Un cantiere ancora aperto e tanti spunti per il futuro
Nonostante la delusione per l'eliminazione, che ha portato il popolo granata a fischiare la squadra al momento del saluto alla competizione, Abate ha voluto comunque trovare degli spunti positivi. La buona partenza, seppur breve, ha dimostrato che la squadra ha i mezzi per giocare a viso aperto contro chiunque, ma è proprio la continuità a mancare. La fragilità evidenziata dal tecnico, quella di essere una squadra che si disunisce quando c'è da soffrire, è un tasto dolente su cui il lavoro settimanale dovrà concentrarsi.
La chiusura del mercato, come ha giustamente fatto notare il mister, rappresenta in questo senso un vantaggio: niente più voci, niente più distrazioni, solo il campo e la possibilità di cementare il gruppo attraverso l'allenamento quotidiano. In questo senso, il ko contro il grande ex Ivan Juric, che ha guidato il Monza alla vittoria, può rappresentare una scossa utile per capire che la strada è ancora in salita e che solo un lavoro costante, umile e di squadra potrà permettere al Torino di uscire da questo momento di stallo e trovare quella continuità di risultati che da tempo manca.
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