Trump diserta la Conferenza sul clima di Belem, l'Europa guarda altrove

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’assenza degli Stati Uniti, decisa da Trump, grava sull’apertura della Conferenza Onu sul clima a Belem, una città che sorge alle porte di quel polmone amazzonico la cui salvaguardia è ritenuta fondamentale per gli equilibri globali. Uno schiaffo all’ambientalismo internazionale, il suo, che viene però accolto da molti delegati non già con sdegno, bensì con un sospiro di sollievo, poiché si temeva un attivo sabotaggio dei negoziati da parte della delegazione americana. Mentre migliaia di partecipanti cominciano ad affluire nella location brasiliana, il clima che si respira è infatti ben lontano dall’entusiasmo che aveva caratterizzato precedenti appuntamenti, segnando piuttosto una fase di stanca e di riflessione sull’effettiva utilità di questi grandi vertici.

Un avvio in sordina per la Cop30

La Cop30, che si terrà dal 10 al 21 novembre, si è aperta con un numero di capi di Stato e di governo sensibilmente inferiore rispetto alle edizioni di Baku e di Dubai, un dato che, da solo, racconta il calo di slancio e di attenzione politica verso la questione climatica. Meno di sessanta leader hanno infatti presenziato all’appuntamento nel vertice che precede i lavori veri e propri, un calo significativo se paragonato ai oltre centocinquanta che avevano popolato la Cop28. La città di Belem, nonostante l’afflusso di delegati stranieri, fatica a mascherare una certa freddezza d’atmosfera, mentre l’interrogativo di fondo rimane aperto e riguarda la capacità collettiva di trasformare gli impegni, assunti ormai dieci anni fa con l’accordo di Parigi, in azioni concrete e misurabili.

Il ruolo cruciale della tecnologia satellitare

In questo contesto, assume un rilievo particolare il contributo della tecnologia, la quale fornisce strumenti indispensabili per monitorare lo stato di salute del pianeta. In vista della conferenza, l’Agenzia Spaziale Europea ha diffuso un’immagine, catturata dalla costellazione Hawk for Earth Observation, che ritrae il fiume Branco e le foreste dello Stato di Roraima. Questi occhi elettronici, che orbitano sopra di noi, offrono dati preziosi e inconfutabili, diventando alleati fondamentali nella protezione di aree delicate come l’Amazzonia, la cui sorte è strettamente intrecciata con le discussioni che si terranno nei prossimi giorni.

I dossier sul tavolo e la mossa del Brasile

Sul tavolo dei negoziati, i dossier che dominano le discussioni sono quelli classici della transizione energetica, dei finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici e del superamento progressivo dei combustibili fossili. A questi temi, il presidente Lula ha aggiunto un annuncio significativo, rivelando la creazione di un fondo nazionale che destinerà alla transizione energetica una parte dei proventi derivanti proprio dallo sfruttamento del petrolio. Una mossa che, se da un lato riconosce la dipendenza ancora forte da quelle risorse, dall’altro prova a indirizzarne una fetta verso un futuro più sostenibile, in un bilanciamento complesso tra necessità economiche immediate e obiettivi ambientali di lungo periodo.

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