Un rapporto Onu fissa a 2,8 gradi la rotta del clima, mentre a Belem si apre la Cop30
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Redazione Esteri
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Pochi giorni prima che i riflettori globali si accendano sul vertice climatico di Belem, in Brasile, il Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite ha pubblicato l'Emission Gas Report, un documento che, a quasi un decennio dagli storici accordi di Parigi, delinea un futuro lontanissimo dagli obiettivi allora fissati con tanta solennità. L'analisi, la cui pubblicazione non è casuale ma strategicamente collocata in prossimità dell'apertura dei lavori, dipinge un quadro in cui, nonostante i proclami e i piani presentati dalle nazioni, il pianeta è avviato verso un incremento medio della temperatura di 2,8 gradi Celsius, una traiettoria che segnerebbe un fallimento collettivo rispetto all'impegno di contenere il riscaldamento ben al di sotto dei 2 gradi, possibilmente entro 1,5.
Il divario tra gli impegni e la realtà delle emissioni
Sebbene i nuovi piani climatici nazionali, noti come NDCs, abbiano determinato un lievissimo miglioramento nelle proiezioni – che si attestano ora su un range compreso tra 2,3 e 2,5 gradi, un dato comunque inferiore ai 2,6-2,8 gradi stimati lo scorso anno –, il divario tra gli impegni dichiarati e le riduzioni effettivamente necessarie per allinearsi all'obiettivo di 1,5 gradi rimane abissale. Questo scarto, che il rapporto evidenzia con rigore, dimostra come gli sforzi collettivi siano ancora largamente insufficienti, non riuscendo a invertire in maniera decisiva una curva delle emissioni che continua a crescere, seppur a un ritmo leggermente attenuato.
Belem, un palcoscenico simbolico per un vertice cruciale
La scelta di Belem, porta d'accesso all'Amazzonia, come sede della trentesima Conferenza delle Parti non è affatto casuale, poiché colloca i negoziati nel cuore della più vasta foresta pluviale del pianeta, un ecosistema fondamentale per la regolazione del clima globale e allo stesso tempo tra i più vulnerabili. Il vertice, che si aprirà con un incontro al alto livello tra i leader mondiali, rappresenta un momento di verifica fondamentale, un banco di prova per valutare la volontà politica concreta di colmare quel divario tra promesse e azioni che il rapporto dell'UNEP ha così chiaramente messo in luce.
Le voci che chiedono un'azione coraggiosa e immediata
In questo contesto, si sono levate anche voci come quella dei vescovi statunitensi, i quali, in una dichiarazione congiunta, hanno sottolineato come "il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e il degrado ambientale stiano devastando comunità già segnate da povertà ed esclusione". L'appello, che invoca "urgenza e coraggio" per proteggere quanto definito "il creato di Dio e l'umanità", si unisce a molte altre sollecitazioni affinché i negoziatori, riuniti in un luogo così carico di simbolismo, trovino l'accordo per azioni più incisive e vincolanti, capaci di tradurre in realtà gli impegni ormai solo sulla carta.




