L'Umbria porta le sue buone pratiche alla Cop30 di Belem, in un vertice climatico che fatica a decollare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Belem, nel cuore dell'Amazzonia brasiliana, si apre ufficialmente la Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici, definita senza mezzi termini da Lula come “il momento della verità” per la sua leadership internazionale, una piccola delegazione umbra si prepara a portare la propria testimonianza. La regione, che nonostante le dimensioni contenute ha saputo costruire modelli di sostenibilità avanzati, interverrà all'interno del Padiglione Italia per illustrare quelle esperienze che, se replicate, potrebbero offrire un contributo concreto alla transizione ecologica. L'evento, fortemente voluto dal presidente brasiliano in una terra simbolo come l'Amazzonia, appare però fin dall'inizio segnato da una partecipazione ridotta e da aspettative contenute, un dato di fatto che getta un'ombra sui negoziati in partenza proprio nel decimo anniversario degli storici Accordi di Parigi.

Un contesto internazionale complesso

Il quadro in cui si inserisce la Cop30 è reso ancor più complicato dalle scelte energetiche di Donald Trump, tornato alla guida degli Stati Uniti, il cui orientamento a favore dei combustibili fossili rappresenta una variabile significativa nello scacchiere globale. A questo, come sottolineato dal ministro italiano dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, si somma il paradosso di un mondo che, nonostante gli allarmi, continua a vedere crescere le proprie emissioni di gas serra. Un trend aggravato, tra l'altro, dal consumo energetico legato allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, che contribuisce a rendere il percorso della decarbonizzazione più impervio di quanto già non fosse.

Il caso virtuoso di Assisi

In questo scenario di incertezze internazionali, l'esperienza umbra dimostra che percorsi alternativi sono non solo possibili ma già in atto. L'esempio più lampante è quello della comunità energetica di Assisi, un modello che si distingue per la sua capacità di coinvolgere, in un'unica rete virtuosa, il comune, i singoli cittadini, le imprese locali, le associazioni e persino gli enti religiosi. Questo progetto, presentato come un caso di studio per tutti i borghi storici, rappresenta forse il primo esempio in Italia di una collaborazione così ampia e trasversale, dimostrando come la generazione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili possano diventare il collante di un intero territorio.

La strada in salita della Cop30

La Conferenza di Belem si trova dunque ad affrontare una sfida duplice: da un lato, la necessità di rilanciare un processo negoziale che fatica a mantenere la spinta iniziale, dall'altro, la constatazione che i dati reali – l'aumento record di anidride carbonica e metano registrato nel 2024 – viaggiano in direzione ostinatamente contraria agli impegni presi. La speranza, affidata a casi concreti come quello umbro, è che la diffusione di buone pratiche territoriali possa ispirare politiche più coraggiose, in un momento in cui, nonostante le dichiarazioni di principio, l'azione collettiva stenta a trovare una direzione univoca e determinata.

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