Il procuratore Lo Voi apre il congresso di Md: "Porto il mio saluto e quello del plotone..."
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Redazione Interno
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Si è aperto ieri pomeriggio, in un clima di tensione palpabile e con una pioggia incessante che batteva sul tetto del nuovo cinema Aquila, nel quartiere Pigneto a Roma, il venticinquesimo congresso di Magistratura democratica. L’evento, che porta il Titolo “Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro”, ha visto fin da subito un intervento che ha catturato l’attenzione di cronisti e addetti ai lavori, ovvero quello del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi. Prendendo la parola per il suo saluto alla platea, il magistrato ha esordito con una frase che suonava come una chiara citazione, un richiamo voluto e nemmeno troppo velato alle recenti e discusse esternazioni della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. «Porto il mio saluto personale e quello del plotone di… della Procura di Roma», ha dichiarato Lo Voi, scatenando un immediato applauso da parte dei presenti, un gesto che ha trasformato un semplice saluto in una presa di posizione collettiva all’interno di un’aula congressuale già carica di significati politici e sindacali.
L’ironia come scudo e la stoccata al ministero
Le parole del procuratore capo, infatti, non sono state certo casuali e vanno a innestarsi in un dibattito politico-giudiziario che si fa di ora in ora più rovente, a pochi giorni dall’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo. La frase di Lo Voi riprende testualmente, seppur con una pausa volutamente ironica e un sorriso, l’espressione utilizzata nei giorni scorsi da Giusi Bartolozzi durante un dibattito televisivo sulla tv siciliana TeleColor, un intervento nel quale la funzionaria, rivolta ai cittadini, aveva esortato a votare a favore della riforma costituzionale per “togliersi di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. Dichiarazioni, queste ultime, che hanno immediatamente sollevato un vespaio di polemiche, portando le opposizioni a chiederne le dimissioni e costringendo lo stesso ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a una presa di distanza pubblica, seppur definendo quelle parole una “infelice battuta”. Lo Voi, di fatto, ha restituito la metafora al mittente, ma l’ha rielaborata in chiave corale, rivendicando con orgoglio l’appartenenza a quel “plotone” che, nella sua visione e in quella dei colleghi di Md, non rappresenta un gruppo di fuoco eversivo, bensì il presidio quotidiano della legalità.
Un congresso blindato nel segno del “Preferirei di no”
La scelta della location e del titolo del congresso non è meno significativa della stoccata iniziale del procuratore. “Preferirei di no”, che riprende il celebre motto del personaggio di Melville, Bartleby lo scrivano, è il grido di battaglia scelto da Magistratura democratica per opporsi alla riforma. La presidente dell’associazione, Silvia Albano, accolta all’ingresso da una selva di microfoni, ha spiegato il senso di questa adesione, sottolineando come il cuore del provvedimento in votazione risieda, a suo avviso, in un disegno preciso volto a minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Un concetto, questo, ribadito più volte durante la maratona oratoria che ha caratterizzato la prima giornata dei lavori, un’assise che si tiene in un momento storico particolare, con un nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che dall’altra parte dell’Oceano rilancia continuamente temi legati alla law and order e a una giustizia fortemente politicizzata. L’atmosfera che si respirava all’interno della sala era quella di chi si sente sotto attacco, e l’intervento di Lo Voi ha contribuito a cementare un senso di appartenenza e di difesa di un’istituzione, quella giudiziaria, percepita come assediata.
Le reazioni e il caso Bartolozzi nel mirino delle opposizioni
Mentre all’interno del cinema Aquila si susseguivano gli interventi, all’esterno cresceva il clamore per le parole di Bartolozzi e per la replica del procuratore capo. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, intervenendo a La7, ha accusato il governo di voler decidere arbitrariamente chi possa fare il giudice, e ha interpretato la mancata rimozione della capo di gabinetto come un segnale preciso, una volontà chiara di condizionare la magistratura attraverso la pressione politica e mediatica. Sulla stessa lunghezza d’onda si è posto il senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro, denunciando un clima ormai avvelenato che ha avuto ripercussioni persino sulla partecipazione al congresso, tanto che un vescovo, monsignor Francesco Savino, avrebbe preferito rinunciare a prendere la parola per non essere strumentalizzato in una polemica che travalica i confini della dialettica istituzionale. L’eco delle parole di Bartolozzi, che è anche indagata dalla procura di Roma per false informazioni ai magistrati nel caso del generale libico Almasri, ha quindi varcato i confini del dibattito specialistico per diventare un caso politico nazionale.
L’intervento di Gratteri e la difesa della categoria
Tra i magistrati intervenuti a sostegno della linea del “No”, non poteva mancare il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, il quale, pur senza partecipare fisicamente ai lavori congressuali, ha rilasciato dichiarazioni a SkyTg24. Gratteri, pur mostrandosi cauto nel giudicare le intenzioni della Bartolozzi, ha preferito spostare il tasto della discussione su questioni più pragmatiche, come la gestione del personale e l’incertezza che grava sul futuro dei circa undicimila impiegati assunti con i fondi del Pnrr, il cui contratto è in scadenza a giugno. Una mancata stabilizzazione, ha ammonito il magistrato, porterebbe di fatto alla paralisi degli uffici giudiziari. La sua, più che una difesa d’ufficio della categoria, è apparsa una messa in guardia sulle conseguenze concrete di una riforma che, a suo dire, non affronta i veri problemi strutturali della macchina giudiziaria, ma si limita a un intervento sull’ordinamento che rischia di indebolire ulteriormente l’efficienza e la credibilità delle procure.




