Borse in tilt per i dazi di Trump, Milano crolla del 6,5%
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Quasi come l’11 settembre, quasi come il Covid-19. L’annuncio dei nuovi dazi statunitensi ha scatenato un terremoto finanziario che ha travolto i mercati globali, trascinando gli indici nelle peggiori sedute degli ultimi anni. L’Asia ha chiuso in rosso, l’Europa ha registrato perdite pesantissime, e Wall Street, dopo un venerdì nero, ha allargato le ferite in una settimana che ricorda i momenti più bui della pandemia. Piazza Affari, la peggiore in Europa, ha ceduto il 6,53%, toccando livelli che non si vedevano dal crollo post-attentati del 2001.
Il cortocircuito tra Stati Uniti e Cina, innescato dalla stretta protezionistica di Donald Trump, ha fatto esplodere un’ondata di panico tra gli investitori. Se il primo giorno di vendite aveva già messo in allarme i trader, il secondo è stato ancora più devastante: l’Europa, in particolare, ha bruciato 819 miliardi in poche ore, portando il totale a 1.241 miliardi in due sedute. Un tonfo che ricorda da vicino quello del 2020, quando la pandemia fece sprofondare le Borse, ma che per Milano ha superato persino l’impatto della crisi finanziaria del 2008.
Quella che viene definita la «manovra protezionistica più violenta degli ultimi 95 anni» – un riferimento allo Smoot-Hawley Act del 1930, citato dall’editorialista Federico Fubini – rischia di cancellare il rally di fine anno, trasformandosi nel «cigno nero» di Wall Street. Il Nasdaq ha perso il 5,82%, il Dow Jones il 5,50%, mentre il petrolio e le materie prime hanno seguito a ruota il crollo generale.
Le ripercussioni sull’economia reale potrebbero essere durature. La Banca d’Italia ha già rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2025, prevedendo un aumento del Pil dello 0,6%, ma l’aggravarsi delle tensioni commerciali e l’eventuale risposta dell’Ue potrebbero peggiorare ulteriormente il quadro. Se i mercati continueranno a oscillare in questa spirale di incertezza, il rischio è che la crisi si trasferisca dai listini alle imprese, già alle prese con costi energetici elevati e un credito più caro.




