Il Papa proclama santi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, Mattarella in piazza San Pietro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un corteo festoso, composto da un migliaio di giovani della Fondazione oratori milanesi con le bandiere dell’arcidiocesi di Milano al vento, ha accompagnato ieri mattina l’arcivescovo Mario Delpini in piazza San Pietro. L’occasione, di quelle che segnano la storia recente della Chiesa, era la solenne messa di canonizzazione dei due nuovi santi italiani, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, presieduta da Papa Leone XIV e concelebrata, tra gli altri, dallo stesso Delpini e dal cardinale vicario Robert Prevost, davanti a una folla di fedeli esultanti e alle massime cariche dello Stato, col presidente della Repubblica Sergio Mattarella presente sul sagrato della basilica vaticana.

Accanto al capo dello Stato, del quale non sfuggiva la partecipazione commossa, si notavano il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, a sottolineare il valore anche civile di un evento che unisce il paese oltre le appartenenze. La proclamazione dei due giovani, il primo morto a soli quindici anni nel 2006, il secondo scomparso a ventiquattro nel 1925, entrambi stroncati da malattie fulminanti, rappresenta infatti un caso singolare per la Chiesa, che sceglie di proporre modelli di santità non solo giovanissimi ma anche profondamente contemporanei.

Carlo Acutis, spesso ribattezzato “l’influencer di Dio” per la sua passione nel utilizzare il web – all’alba dei social network – per divulgare contenuti religiosi, è di fatto il primo santo nativo digitale, un millennial in felpa e scarpe da ginnastica il cui processo è stato tra i più rapidi della storia recente. Una canonizzazione, la sua, che non è stata esente da polemiche, con alcune voci – emerse principalmente in ambienti intellettuali di Israele e Germania – che hanno sollevato perplessità, accusando alcuni suoi scritti giovanili di contenere, seppur ingenuamente, stereotipi antisemiti. Molti teologi ed esperti, però, hanno prontamente respinto quelle critiche, osservando come il ragazzo «non fosse un teologo» ma conducesse semplicemente «ricerche personali», tipiche di un adolescente in formazione, il cui percorso va considerato nella sua interezza e nel contesto del suo tempo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.