Ecobonus, la Corte dei conti boccia gli incentivi: "Svecchiamento del parco auto non completamente centrato"
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Redazione Economia
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L'obiettivo dichiarato degli Ecobonus, vale a dire il rinnovamento del parco circolante italiano in funzione del raggiungimento degli ambiziosi target europei di riduzione delle emissioni di gas serra – fissati al 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 – non appare essere stato pienamente centrato.
A sollevare il problema è la Corte dei conti, che nella relazione "Le agevolazioni per la mobilità sostenibile", approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ha tracciato un bilancio piuttosto critico sull'efficacia delle misure fin qui adottate per favorire la transizione ecologica nel settore dei trasporti.
Un bilancio di tre miliardi e mezzo
I numeri, del resto, parlano chiaro e fotografano un impegno economico di primo piano: sono stati stanziati circa tre miliardi di euro in incentivi, che hanno generato oltre un milione e trecentomila prenotazioni e coinvolto quasi cinquemila concessionari sull'intero territorio nazionale. Un flusso di risorse notevole, che tuttavia, secondo la magistratura contabile, non è riuscito a tradursi in un effettivo e significativo ringiovanimento del parco auto, ancora caratterizzato da una percentuale elevata di veicoli con motorizzazioni tradizionali e inquinanti.
La Corte, nel suo esame, ha evidenziato come lo strumento dell'Ecobonus, pur avendo stimolato la domanda di auto a basse emissioni di CO₂, abbia finito per premiare, in larga misura, l'acquisto di vetture che non sempre rappresentano il massimo dell'efficienza ambientale, disperdendo così parte dell'impatto positivo atteso.
Le criticità segnalate dalla magistratura contabile
Nel mirino dei giudici contabili, in particolare, sono finiti gli aspetti legati alla governance e alla struttura stessa del meccanismo agevolativo. La Corte ha rilevato come le regole di accesso al beneficio, con i loro continui aggiornamenti e le complesse procedure burocratiche, abbiano creato non poca confusione tra gli utenti finali e gli stessi operatori del settore, rendendo necessario un intervento di semplificazione.
A ciò si aggiunge la mancanza di un sistema di monitoraggio efficace e strutturato, che sia in grado di valutare ex post l'impatto ambientale reale degli acquisti incentivati, al di là della semplice immatricolazione. Senza un adeguato controllo sugli effettivi benefici in termini di riduzione degli inquinanti e dei gas climalteranti, viene meno la possibilità di calibrare con precisione le politiche pubbliche e di indirizzare le risorse verso le soluzioni tecnologicamente più virtuose, come i veicoli completamente elettrici o le ibride plug-in.
Le raccomandazioni ai ministeri
Alla luce di queste considerazioni, la Corte dei conti ha formulato una serie di raccomandazioni mirate rivolte ai dicasteri competenti, ossia il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l'Agenzia delle Entrate. L'invito è a ripensare l'architettura del sistema di incentivi, rendendolo più lineare, trasparente e, soprattutto, efficace dal punto di vista ambientale.
Un capitolo a parte, all'interno della relazione della Corte, riguarda il cosiddetto "retrofit", ovvero la trasformazione di veicoli termici in elettrici attraverso la sostituzione del motore: un'opzione che, stando alle risultanze della magistratura contabile, avrebbe finora registrato un vero e proprio flop, con numeri ben al di sotto delle aspettative, a causa di costi elevati e di una regolamentazione ancora troppo farraginosa.
L'auspicio espresso dalla Corte è che si possa giungere al più presto a una revisione profonda delle politiche di sostegno alla mobilità pulita, per evitare che gli ingenti fondi pubblici stanziati continuino a produrre risultati inferiori alle attese, compromettendo il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione che l'Italia si è impegnata a rispettare in sede europea.
Il giudizio sulla gestione degli incentivi
La posizione della Corte dei conti, in definitiva, costituisce un campanello d'allarme piuttosto nitido sulla distanza tra le ambizioni dichiarate e i risultati concreti ottenuti sul campo. Il giudizio, per quanto severo, non si traduce in una bocciatura secca degli Ecobonus, quanto piuttosto in un invito pressante a correggere il tiro, a snellire le procedure e a rafforzare i controlli per verificare che ogni euro speso corrisponda a un effettivo miglioramento della qualità dell'aria e a un reale avanzamento verso la mobilità sostenibile.
La transizione ecologica, del resto, è un processo complesso e costoso che richiede tempo, ma anche una capacità di autovalutazione e di correzione degli errori che, in questo caso, la magistratura contabile ha ritenuto di sollecitare con forza, nella consapevolezza che il traguardo del 2030 è ormai prossimo e che la strada da percorrere, per quanto in salita, non può più tollerare passi falsi o ritardi.




