Carboluce e extraprofitti: il governo prova a blindare i prezzi, ma famiglie e imprese restano sotto pressione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’esecutivo, guidato da Giorgia Meloni, ha ribadito ieri in Parlamento – nel corso dell’informativa sullo stato di avanzamento della legislatura – l’intenzione di mantenere l’energia “sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti”. Una dichiarazione che suona quasi come un monito, se letta alla luce dei rincari che continuano a gravare sulle pompe di benzina. La premier, pur riconoscendo la complessità del quadro economico, ha voluto escludere uno “scenario” di crisi grave, sottolineando però che Roma è pronta ad attivare “ogni misura” per frenare eventuali comportamenti speculativi. Tra queste, non si esclude – ha aggiunto – una nuova manovra sugli extraprofitti delle società energetiche, già oggetto di dibattito nei mesi scorsi.

La mossa sugli extraprofitti e lo scontro nella maggioranza

Sul fronte specifico dei carburanti, la linea dura emerge con chiarezza: tassare i cosiddetti “furbetti del petrolio”, ovvero quelle compagnie che approfittano delle tensioni di mercato per gonfiare i margini. Da Palazzo Chigi filtra l’immagine di una “clava” pronta a calare, un’opzione che nelle intenzioni dovrebbe disincentivare le speculazioni senza dover ricorrere a interventi strutturali più invasivi. Eppure, proprio all’interno della coalizione di governo scoppia un cortocircuito. Matteo Salvini ha pubblicamente invitato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a convocare le compagnie petrolifere perché “si diano da fare”. La replica di Urso, secca, è stata un secco “già fatto”: l’incontro si è tenuto giovedì scorso nella sede del dicastero di via Veneto. Un battibecco che rivela, più che una divergenza sostanziale, una differente sensibilità sui tempi e sulle forme della pressione governativa.

Patto di stabilità e il precedente della pandemia

Meloni, nel suo intervento davanti alle Camere, ha legato la questione energetica al più ampio capitolo dei vincoli europei. L’ipotesi – qualora la crisi dovesse aggravarsi – è quella di chiedere la sospensione del Patto di stabilità, sulla falsariga di quanto già avvenuto durante l’emergenza Covid. Una strada che il governo intende tenere calda, senza però attivarla immediatamente. Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata sugli strumenti immediati: il pressing sui prezzi dei carburanti è diventato una priorità politica, non solo economica, visto l’impatto diretto sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla competitività delle imprese, molte delle quali già in difficoltà con i bilanci.

Requisiti giudiziari e assenza di scorciatoie

Nessuna inchiesta penale è stata ancora formalmente aperta sui rincari, ma le dichiarazioni governative evocano l’ombra di possibili illeciti speculativi. In passato, episodi analoghi hanno portato a indagini della procura e a interventi dell’Antitrust; stavolta il governo preferisce muoversi sul piano fiscale, con una tassa ad hoc che potrebbe colpire i margini anomali. Non si tratta – va detto – di una soluzione nuova: già in altre fasi di volatilità dei prezzi petroliferi erano stati ipotizzati prelievi straordinari. La differenza, oggi, è il clima politico teso, con l’opposizione che incalza (la segretaria del Pd Elly Schlein ha commentato l’informativa con un secco “avete perso”) e con la maggioranza che cerca di mostrare compattezza proprio dove le crepe sono più visibili.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.