Concessioni balneari, il governo accelera sul bando tipo: l’obiettivo è blindare le piccole imprese entro fine marzo
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Redazione Interno
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Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha rotto gli indugi, annunciando durante il question time alla Camera la definizione imminente di un "bando tipo" per la gestione delle concessioni balneari, uno strumento, questo, che dovrebbe vedere la luce entro la fine del mese di marzo -2. Si tratta, nel dettaglio, di un provvedimento inserito nel decreto-legge Infrastrutture, la cui bollinatura è attesa nelle prossime ore e che si propone di fornire alle amministrazioni locali, da troppo tempo in balia di interpretazioni contrastanti e di un vuoto normativo che ha generato incertezza, delle linee guida omogenee per indire le gare pubbliche. Gare che, come noto, sono imposte dalla direttiva europea Bolkestein e che dovranno concludersi entro la fatidica scadenza del settembre 2027, pena il perpetuarsi delle procedure d'infrazione a carico dell'Italia.
Una suddivisione in lotti per arginare l’ingresso dei colossi stranieri
La filosofia che sottende alla bozza del bando, e che Salvini ha tenuto a sottolineare con una certa enfasi, è quella di scongiurare il rischio, più volte paventato dalle associazioni di categoria, che i grandi gruppi, specialmente quelli stranieri, possano fare incetta di litorale, fagocitando i piccoli gestori -1. Il testo, per come è stato anticipato, prevede dunque la suddivisione delle aree demaniali in lotti più piccoli, un meccanismo, questo, pensato per consentire la partecipazione delle microimprese e delle imprese giovanili, che diversamente non potrebbero competere con capitali più robusti. Ai fini dell'assegnazione, e qui si introduce un elemento di forte novità, saranno considerati criteri premiali legati non solo alla comprovata esperienza nel settore, ma anche alla capacità di garantire stabilità occupazionale e alla volontà di investire sul territorio, valorizzandone le specificità culturali, folkloristiche ed enogastronomiche, senza dimenticare l'accessibilità per i disabili -5.
La questione spinosa degli indennizzi e il confronto con Bruxelles
Parallelamente ai criteri di assegnazione, il provvedimento affronta il nodo forse più delicato dell'intera partita, quello degli indennizzi per gli investimenti non ancora ammortizzati, una misura, questa, che i gestori uscenti considerano irrinunciabile per non vedere vanificati anni di sacrifici economici -8. Il ministro, nel suo intervento, ha ribadito la necessità di questa tutela patrimoniale, rigettando al contempo le critiche di chi, come la Commissione europea, vede in tali indennizzi un possibile ostacolo alla libera concorrenza; la posizione dell'esecutivo, infatti, è che garantire una continuità alle imprese non significhi ledere il mercato, ma anzi, assicurare regole certe e stabili a un comparto che attende risposte da oltre un decennio. Il confronto con Bruxelles, su questo specifico punto, appare tutt'altro che sopito, e non è escluso che la partita diplomatica possa riservare ulteriori colpi di scena, considerando la contrarietà già espressa in passato dagli uffici comunitari verso meccanismi che possano cristallizzare posizioni di vantaggio acquisite.
Le reazioni del settore tra cauto ottimismo e timori per l'attuazione locale
Tra gli operatori del settore, l'annuncio del ministro ha suscitato reazioni contrastanti, sebbene prevalga un cauto ottimismo, quantomeno per l'aver posto fine a un periodo di stallo che rischiava di delegare ai soli comuni la complessa architettura dei bandi -3. Da una parte, sigle come il Sib e la Fiba esprimono soddisfazione per l'aver scongiurato il "far west" di gare locali con regole disomogenee, che avrebbero creato disparità di trattamento incolmabili tra aziende operanti in regioni diverse; dall'altra, però, non mancano le voci di chi, come i rappresentanti dei balneari romagnoli, invita alla prudenza, ricordando come la pubblicazione di un decreto non equivalga ancora alla sua perfetta e immediata applicazione -1. I comuni, in particolare quelli con un'alta densità di concessioni come Rimini, si troveranno a dover gestire centinaia di procedure, un compito immane che richiederà tempo e risorse, e che rischia di scontrarsi con la volontà di molti enti locali di avviare le gare già dopo l'estate, creando di fatto una nuova finestra di proroga implicita. La strada, nonostante l'accelerazione impressa dal governo, appare ancora lunga e irta di ostacoli tecnici e politici.




