La «banda del buco» e i tre giorni di indagine serrata dopo il colpo al Crédit Agricole di Napoli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passati tre giorni dalla rapina che ha sconvolto la filiale del Crédit Agricole in piazza Medaglie d’Oro, a Napoli, e domani la banca riaprirà i battenti. Eppure, per gli inquirenti che da giovedì scorso setacciano ogni frammento di prova, questi settantadue ore si sono rivelate un unico, lunghissimo istante investigativo: un lavoro sotterraneo, condotto tra silenzi e rivelazioni parziali, che ha già cominciato a restituire un’immagine più nitida dei responsabili. Quella che emerge è una banda composita, probabilmente composta da napoletani con una conoscenza approfondita del sottosuolo cittadino e, quasi certamente, già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici.

Un’auto rubata e le impronte come primo tassello

Gli investigatori stanno concentrando le attenzioni sul veicolo utilizzato per l’arrivo e la fuga – risultato rubato – e su di esso si cercano tracce digitali, residui biologici, frammenti di tessuto. Qualsiasi minima impronta, anche parziale, potrebbe trasformarsi in un elemento decisivo, in un’indagine che non concede tregua. Parallelamente, vengono passati al setaccio i filmati delle telecamere di sorveglianza dei giorni precedenti al colpo: non solo quelli interni alla banca, già acquisiti, ma anche quelli di esercizi commerciali, palazzi e semafori limitrofi. L’obiettivo è intercettare i cosiddetti “passi falsi” dei malviventi, quei movimenti sospetti, magari ripetuti, che precedono sempre un’azione pianificata.

Il bilancio provvisorio dei caveau e l’identikit della banda

Nel frattempo, gli accertamenti nel caveau hanno rivelato una scena di sistematica devastazione: oltre cento cassette di sicurezza sono state scassinate, ma gli inquirenti avvertono che si tratta di un bilancio ancora provvisorio. Il conteggio definitivo richiederà giorni, se non settimane, anche a causa della necessità di rispettare la catena di custodia dei reperti e di ascoltare uno a uno i risparmiatori. Quanto alla dinamica, i rapinatori – che hanno tenuto in ostaggio venticinque persone tra clienti e impiegati, tutte rapidamente liberate e per fortuna illese – hanno agito con una precisione che non lascia dubbi: conoscevano la disposizione degli spazi, i turni del personale, persino i sistemi di chiusura dei singoli scomparti.

Dalla superficie al sottosuolo: un’incursione a due livelli

L’aspetto che più ha colpito gli esperti è la doppia natura dell’operazione: una squadra, definita dagli investigatori “gruppo di superficie”, ha gestito la presa di ostaggi e il controllo della sala clienti; un’altra, probabilmente composta da professionisti dello scavo e della geolocalizzazione, ha operato nel sottosuolo, forzando i meccanismi di protezione dal basso. Non si tratta, insomma, di una rapina improvvisata, ma di un’incursione studiata nei dettagli, che ha previsto anche l’uso di sistemi per limitare l’ossigeno all’interno dei locali – come rivelato dalle richieste d’aiuto degli ostaggi durante le concitate fasi della trattenzione.

L’ansia dei risparmiatori e la risposta della banca

Tra i depositanti dell’istituto, e non solo tra quelli del Crédit Agricole, serpeggia un senso crescente di insicurezza: molti si chiedono se le cassette di sicurezza – presentate dalla banca come strutture “basate su livelli concentrici di protezione” – offrano una garanzia reale contro incursioni di questo tipo. La filiale di piazza Medaglie d’Oro riaprirà domani, ma il clima resta teso, alimentato dalla consapevolezza che una banda così specializzata potrebbe tentare nuovamente altrove. Gli inquirenti, dal canto loro, continuano a lavorare senza sosta: ogni ora che passa riduce il margine di libertà dei fuggitivi, mentre si moltiplicano i controlli su auto sospette e cantine collegate alla rete fognaria cittadina.

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