Un microchip e occhiali smart: la vista ritorna dove la maculopatia l'aveva cancellata

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La degenerazione maculare legata all'età, che rappresenta una delle principali cause di cecità irreversibile negli adulti oltre i 60 anni, ha da sempre significato un progressivo e inarrestabile declino della visione centrale. Questa patologia, la quale deteriora in modo progressivo la macula – l'area della retina deputata alla visione nitida dei dettagli e alla percezione dei colori –, colpisce milioni di persone in tutto il mondo, privandone molte della capacità di leggere, riconoscere i volti e condurre una vita autonoma. Fino a tempi recentissimi, le opzioni terapeutiche a disposizione potevano soltanto rallentare, senza alcuna speranza di un recupero concreto, l'avanzare della malattia.

Il circuito visivo riattivato con un impianto wireless

Un risultato, fino a pochi anni fa considerato impensabile, è stato invece ottenuto da un impianto retinico wireless, noto come PRIMA, testato in uno studio internazionale i cui esiti sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. L’impianto, che si presenta come un modulo di dimensioni estremamente ridotte, appena 2×2 millimetri, ha la funzione di sostituire i fotorecettori distrutti dalla malattia, sfruttando quelle cellule retiniche che sono invece sopravvissute al processo degenerativo. “Il sistema”, spiega il ricercatore Daniel Palanker di Stanford, ideatore della tecnologia, “funziona in simbiosi con occhiali speciali equipaggiati con una telecamera”. Le immagini, che vengono catturate da questi occhiali, sono infatti trasmesse al microchip impiantato attraverso un segnale a luce infrarossa, del tutto invisibile all'occhio umano; il chip, a sua volta, le trasforma in impulsi elettrici che, viaggiando lungo il nervo ottico, riescono a riattivare il circuito visivo nel cervello.

Una visione personalizzabile in base alle esigenze

Uno degli aspetti più innovativi di questa tecnologia risiede nella sua adattabilità, la quale consente di regolare parametri come lo zoom e il contrasto per ottimizzare la percezione visiva in relazione alle diverse situazioni. Si tratta di una personalizzazione che permette di rispondere in modo efficace alle esigenze più pratiche, come la lettura di un testo o l'orientamento in un ambiente con condizioni di luce variabili, restituendo una funzionalità che era andata completamente perduta. L’obiettivo, come sottolineano i ricercatori, non è soltanto quello di fornire una percezione luminosa, bensì di restituire una vera e propria visione centrale utilizzabile per le attività della vita quotidiana.

Le prospettive di un'evoluzione continua del sistema

Sebbene i risultati finora ottenuti siano già considerati straordinari, il percorso di sviluppo del sistema PRIMA non si è affatto arrestato. Daniel Palanker, la cui equipe ha guidato la progettazione, racconta come l’intero meccanismo sia destinato a evolversi ulteriormente, promettendo miglioramenti continui nelle prestazioni e nell’integrazione con la fisiologia oculare. L’approccio, che combina l’elettronica miniaturizzata con la biocompatibilità e la trasmissione wireless dei dati, delinea uno scenario futuro in cui la cecità causata dalla degenerazione maculare atrofica avanzata – o atrofia geografica –, oggi la principale causa di cecità irreversibile negli anziani a livello globale, potrebbe non essere più un esito ineluttabile.

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