Capello: «Il nostro calcio in crisi, Fiorentina-Crystal Palace la dimostrazione»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’analisi di Fabio Capello, affidata alle colonne de ‘La Gazzetta dello Sport’, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: il calcio italiano sta attraversando una fase di declino strutturale, e l’ultima giornata europea – con Fiorentina e Bologna eliminate rispettivamente da Crystal Palace e Aston Villa – ne rappresenta la cartina di tornasole più evidente. Il giudizio dell’ex tecnico, che pure ha guidato alcune delle squadre più vincenti del nostro campionato, si concentra su un dato di ritmo, quello agonistico e tecnico, che appare ormai incolmabile rispetto agli avversari britannici. «Andiamo piano – scrive Capello –. Troppo piano rispetto agli altri. Ieri la differenza si è vista tutta». Una differenza che, nelle sue parole, diventa quasi un abisso: le partite contro le formazioni inglesi hanno messo in luce una distanza che non si era mai registrata prima d’ora.

Un’eliminazione che fa da spartiacque

La sconfitta del Bologna, travolto dall’Aston Villa, ha offerto una delle immagini più crude di questa crisi. L’allenatore rossoblù Vincenzo Italiano, nel corso delle interviste post-partita, ha usato un’espressione che suona come un epitaffio: «Ad ogni tiro ci facevano gol». Una frase candida, quasi disarmata, che fotografa l’impotenza di una delle nostre migliori squadre sulla scena continentale. Non è andata meglio alla Fiorentina, la cui vittoria sul Crystal Palace – peraltro inutile ai fini della qualificazione – non ha evitato l’eliminazione. Così, per la prima volta dopo molti anni, nessun club italiano si è qualificato per le semifinali di Champions League, Europa League o Conference League. Un vuoto che fa rumore, soprattutto se accostato all’assenza della Nazionale agli ultimi Mondiali, la terza consecutiva.

I fattori di un declino annunciato

Capello, nel suo pezzo, elenca senza sconti le ragioni di questa débâcle. Manca la programmazione, dice, e mancano gli investimenti. Manca, altresì, un sistema di infrastrutture all’altezza dei competitor europei. Il livello tecnico della Serie A si è progressivamente abbassato, e questo ha trascinato con sé la competitività delle nostre squadre nelle coppe. Sono fattori che pesano in egual misura, legati l’uno all’altro da un filo sottile ma resistente: quello della mancata visione strategica. «Calcio italiano mai così in basso nelle coppe», si legge ancora nell’articolo, con un interrogativo retorico che richiama l’NBA nel basket: l’Europa è lontana come quel campionato?

Il dibattito e la domanda di fondo

A questo punto, la riflessione di Capello si fa pragmatica. «Cosa possiamo fare, allora, per invertire la rotta?», si chiede. La risposta, nelle sue parole, non è una formula magica ma un’ammissione di responsabilità collettiva. Il disastro italiano – così viene definito il quadro complessivo – impone di guardare senza filtri alla realtà: non ci sono più alibi tattici o sfortunati episodi da invocare. La differenza con il calcio che conta è diventata strutturale, e le semifinali senza squadre italiane ne sono la prova più limpida. Il dibattito sul futuro, del resto, è già aperto; quel che manca, forse, è la volontà di mettere in discussione tutto, dagli allenamenti ai vivai, fino alla gestione economica dei club.

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