Tajani: "Israele fermi le violenze dei coloni", feriti tre italiani in Cisgiordania
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato pubblicamente Israele, esortandolo a porre un freno all’escalation di violenze perpetrate dai coloni in Cisgiordania, dopo che tre cittadini italiani e un canadese sono rimasti feriti in un’aggressione avvenuta nella comunità di Ein al-Duyuk, nelle vicinanze di Gerico. “Ribadiamo la condanna per ciò che fanno i coloni in Cisgiordania”, ha dichiarato Tajani, il quale, dopo essersi messo in contatto con il console italiano a Gerusalemme, ha potuto precisare che nessuno dei connazionali coinvolti versa in condizioni gravi. L’episodio, che si inserisce in un contesto già teso e segnato da una recrudescenza di atti di forza, ha spinto il governo italiano a confermare la linea già intrapresa, che include l’avvio di sanzioni mirate contro alcuni degli attori più violenti, nella ferma convinzione che le aggressioni non costituiscano un mezzo legittimo per rivendicare le proprie ragioni.
La dinamica dell’aggressione
Secondo quanto riportato dalle ricostruzioni, un gruppo di coloni israeliani, alcuni dei quali con il volto coperto, ha fatto irruzione all’alba nell’abitazione che ospitava i volontari internazionali, impegnati in attività di carattere civile. L’assalto, descritto come rapido e brutale, ha lasciato poco spazio alla reazione: minacce, percosse e il saccheggio di alcuni oggetti personali hanno caratterizzato i pochi, lunghissimi minuti dell’irruzione, il cui esito ha visto quattro attivisti, tre dei quali italiani, condotti in ospedale seppur senza che le loro vite fossero in pericolo. Questi fatti, che rientrano in una cronaca purtroppo ricorrente in quei territori, contribuiscono a minare la già fragile stabilità, mostrando come la tensione resti altissima nonostante gli sforzi diplomatici.
La posizione italiana e le contromisure
“Abbiamo avviato sanzioni contro alcuni coloni”, ha rimarcato il ministro Tajani, chiarendo come la risposta del governo italiano non si limiti alle dichiarazioni di condanna ma si traduca in misure concrete. La ferma opposizione a qualsiasi tentativo di annessione della Cisgiordania rappresenta il cardine di una posizione che mira a scindere la legittima difesa dello Stato israeliano dalle azioni, definite illegali e destabilizzanti, portate avanti da frange estremiste. Tajani, che ha annunciato l’intenzione di parlare personalmente con i feriti nel corso del pomeriggio, ha sottolineato come il rientro a Ramallah dei connazionali sia avvenuto in condizioni di sicurezza, pur nell’evidente stato di shock.
Il quadro generale in Cisgiordania
L’aggressione di Ein al-Duyuk non è un caso isolato bensì il sintomo di un malessere più profondo, che attraversa i Territori e che vede, da una parte, la persistenza di atti di violenza e, dall’altra, il lavoro di cooperanti e attivisti che operano in contesti sempre più pericolosi. Mentre l’attenzione internazionale è spesso catalizzata dalla situazione a Gaza, la Cisgiordania vive una sua propria, silenziosa emergenza, fatta di scontri, pressioni e una quotidianità segnata dall’incertezza. L’episodio odierno, per quanto a lieto fine sul piano delle conseguenze fisiche, getta una luce cruda su una frattura che sembra allargarsi, minando quelle prospettive di dialogo che pure faticosamente si cerca di tenere vive.




