Il risiko bancario e la fiducia in Mps: Tortora spiega il suo sostegno a Lovaglio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il tabellone del risiko bancario italiano continua a tenere banco, con Mosca e Palazzo Siena che si interrogano sulle prossime mosse in un'agenda fittissima di appuntamenti decisivi. Mentre il mercato osserva con attenzione gli sviluppi giudiziari e le valutazioni degli organi di vigilanza, una voce autorevole del mondo imprenditoriale si leva a sostegno dell'operato dell'amministratore delegato di Montepaschi.

Pierluigi Tortora, 68 anni, patron di Plt Holding, ha deciso di rompere il silenzio per esprimere la propria convinzione riguardo al piano industriale guidato da Luigi Lovaglio, un progetto che, a suo avviso, possiede tutte le carte in regola per funzionare, nonostante le turbolenze del settore e le voci contrarie che giungono da più fronti.

Il piano di Lovaglio e la strategia industriale di Siena

La posizione di Tortora non è certo di quelle che passano inosservate, considerando che la sua holding detiene una partecipazione di circa l'1,2% nel capitale di Monte dei Paschi di Siena, una fetta non certo trascurabile che gli conferisce il diritto di sedere al tavolo dei grandi azionisti e di esprimere un parere ponderato sulle scelte future dell'istituto senese.

Il patron di Plt Holding, che ha costruito la sua fortuna nel settore energetico per poi riconvertire parte dei suoi interessi nel comparto creditizio, vede nella doppia operazione pubblica di acquisto su Banco Bpm e Banca Generali una mossa dal forte razionale industriale e strategico, capace di ridisegnare gli equilibri del panorama bancario nazionale.

La sua fiducia nel ceo Lovaglio, del resto, non è nata ieri, ma si fonda su una conoscenza diretta delle dinamiche aziendali e sulla convinzione che la banca senese abbia finalmente intrapreso un percorso di risanamento solido, lontano dalle ombre del passato che ne hanno offuscato la reputazione per anni.

Le reazioni del mercato e il fronte degli osservatori

Il sostegno di Tortora arriva in un momento particolarmente caldo per le sorti di Mps, con il mercato che archivia un'ottava all'insegna dell'incertezza, come testimoniato dall'andamento del Ftse Italia All-Share Banks, rimasto sostanzialmente vicino alla parità nonostante le forti tensioni. Eppure, il comparto conserva un rialzo annuo a doppia cifra che si attesta intorno al 30%, segnale che la fiducia degli investitori, seppur messa alla prova, non è ancora venuta meno.

Tra i principali fronti aperti, spicca l'istruttoria dell'Antitrust sull'operazione di Intesa Sanpaolo, che si appresta ad aprire la "fase due" del suo esame, un approfondimento che coinvolgerà le parti interessate e che potrebbe riservare sorprese non da poco per gli equilibri dell'intera partita. Sull'altro versante, la posizione del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che non cederà la propria quota di controllo, rappresenta un ulteriore tassello di un mosaico complesso, dove ogni mossa è attentamente ponderata e ogni dichiarazione pubblica assume un peso specifico notevole.

La doppia opa e il ruolo dell'azionista privato

La scelta di Tortora di schierarsi pubblicamente a fianco di Lovaglio, in un contesto di incertezza come quello attuale, assume i contorni di un gesto politico di non poco conto, volto a rassicurare il mercato e gli altri azionisti sulla bontà delle scelte intraprese. L'imprenditore romagnolo, che ha recentemente rafforzato la sua presenza nell'energia rilevando il 60% di Unoenergy dopo la maxi cessione di Plt Energia a Eni per circa un miliardo di euro, non è certo uno sprovveduto quando si parla di valutazioni aziendali e di sinergie industriali.

La sua esperienza nel mondo delle fusioni e acquisizioni gli consente di leggere con chiarezza le prospettive della doppia opa lanciata da Siena, un'operazione che, nonostante le critiche sollevate da alcuni osservatori e le osservazioni pervenute alla Consob, conserva secondo lui una forte attrattiva in termini di creazione di valore nel medio-lungo periodo.

In attesa che le assemblee degli azionisti di Intesa e di Mps si esprimano nel merito, il voto di un azionista influente come Tortora potrebbe rivelarsi determinante per orientare le scelte degli altri investitori istituzionali e dei piccoli risparmiatori, chiamati a decidere sul futuro di due delle principali banche italiane.

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