Garlasco, chiesto il processo per Sempio: il nodo della condanna di Stasi
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Redazione Interno
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La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l'omicidio aggravato di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di Garlasco. La richiesta, depositata il 3 novembre 2026 al termine della nuova inchiesta, apre una fase giudiziaria particolarmente delicata: per lo stesso delitto esiste già una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi. Sarà il giudice dell'udienza preliminare a decidere se accogliere la richiesta dei pubblici ministeri e disporre il processo.
Le accuse della Procura: crudeltà, odio e movente sessuale
Gli inquirenti attribuiscono all'indagato la responsabilità dell'uccisione della giovane e contestano due aggravanti. La prima riguarda la crudeltà dell'azione omicidiaria, individuata nella violenza delle ferite inferte alla vittima, tra cui almeno 12 lesioni al cranio e al volto. La seconda è legata ai motivi abietti che, nella ricostruzione dell'accusa, avrebbero determinato il delitto. Secondo la tesi investigativa, l'omicidio sarebbe stato provocato dall'odio maturato dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Si tratta di una ricostruzione accusatoria ancora da sottoporre al vaglio giudiziario, non di responsabilità accertate.
Le contestazioni erano già contenute nell'avviso di conclusione delle indagini notificato alla fine di settembre, dopo un precedente provvedimento del maggio scorso. Nella fase successiva la difesa ha depositato cinque consulenze tecniche per contrastare le ricostruzioni investigative e le relazioni acquisite dai magistrati. L'imputazione formalizzata dalla Procura conferma dunque l'impostazione dell'inchiesta, mentre il materiale raccolto dalle parti sarà esaminato secondo le regole del procedimento penale. La richiesta dei pubblici ministeri non equivale a una condanna e non comporta automaticamente l'apertura del dibattimento.
La difesa di Sempio punta alla sospensione del procedimento
Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno annunciato che chiederanno la sospensione dell'udienza preliminare. La strategia difensiva riguarda la particolare situazione giuridica determinata dall'esistenza di una sentenza irrevocabile sul medesimo omicidio. I legali intendono sollevare anche una questione di legittimità costituzionale, sostenendo la necessità di attendere la definizione del giudizio di revisione relativo alla posizione dell'uomo già condannato. La sospensione, tuttavia, non è automatica: dovrà essere valutata dal giudice competente e non costituisce una condizione già stabilita dalla legge per procedere nei confronti del nuovo imputato.
Il diretto interessato, attraverso i suoi difensori, ha dichiarato di essere pronto ad affrontare questa fase e di confidare nella dimostrazione della propria innocenza. Cataliotti, intervenuto nella trasmissione televisiva Dentro la notizia su Canale 5, ha definito la richiesta della Procura un passaggio atteso, spiegando che l'imputazione corrisponde alle contestazioni già conosciute. L'avvocato ha inoltre ipotizzato che la prima udienza possa svolgersi nel 2027, considerando la mole del fascicolo che il giudice dovrà esaminare. Al momento delle dichiarazioni non era stata fissata una data per l'udienza preliminare.
La revisione della condanna e la posizione dei legali di Stasi
Alberto Stasi, all'epoca dei fatti fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di reclusione. La sua difesa, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, sta preparando un'istanza di revisione della sentenza da presentare alla Corte d'Appello di Brescia. L'iniziativa giudiziaria è distinta dal procedimento avviato nei confronti del nuovo imputato: l'eventuale apertura di un altro processo non annulla di per sé una condanna passata in giudicato. Per modificare quest'ultima occorre una specifica decisione nell'ambito degli strumenti previsti dall'ordinamento.
I difensori del condannato hanno accolto la decisione dei magistrati pavesi come un passaggio coerente con gli elementi acquisiti nella nuova inchiesta. In una nota hanno richiamato prove scientifiche, dichiarazioni, intercettazioni e documenti che, a loro giudizio, metterebbero in discussione la ricostruzione accolta nei precedenti processi. Hanno inoltre chiesto ai colleghi della controparte di concentrare la propria attività sulla difesa del loro assistito, evitando attacchi personali nei confronti dell'ex fidanzato della giovane. Nella dichiarazione viene espressamente riconosciuto il principio della presunzione di innocenza e il diritto di ogni imputato a difendersi.
Tra gli aspetti che i legali intendono valorizzare figurano alcune presunte anomalie negli accertamenti scientifici compiuti durante le prime indagini. Sono stati richiamati due risultati nulli nelle analisi del DNA sui pedali della bicicletta, un presunto scambio di provette e un test per la ricerca di sangue che avrebbe dato esito negativo senza essere inserito negli atti processuali. La difesa ha segnalato anche un'ulteriore traccia genetica maschile che, a suo dire, non sarebbe confluita nel fascicolo originario. La rilevanza e l'attendibilità di questi elementi dovranno essere valutate nell'eventuale procedimento di revisione.
Un altro aspetto riguarda la scelta del rito con cui affrontare l'accusa. La difesa del trentottenne potrà valutare la richiesta di giudizio abbreviato, tenendo conto della disciplina applicabile a un omicidio commesso prima delle successive modifiche legislative. Questa procedura prevede, in caso di condanna, una riduzione della pena e una decisione davanti al giudice competente senza un ordinario dibattimento pubblico. In alternativa, qualora venga disposto il rinvio a giudizio, la contestazione potrà essere esaminata dalla Corte d'Assise attraverso il rito ordinario.
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