Napoli, l’assalto al ristorante “Cala La Pasta” e i sei arresti: dietro c’è il clan Contini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era una serata come tante, in una delle strade più battute del centro storico, quando la violenza ha improvvisamente interrotto il chiacchierio dei coperti. Correva il 15 maggio 2022, e il ristorante “Cala La Pasta”, situato nel cuore pulsante di via dei Tribunali a Napoli, è diventato il palcoscenico di un assalto brutale a colpi di arma da fuoco e urla; un episodio che allora sembrò circoscritto a una bravata criminale, ma che le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno invece ricondotto a una regia ben più strutturata, quella del clan Contini, storico baluardo dell’Alleanza di Secondigliano. A distanza di tempo, il blitz della Polizia di Stato – eseguito su delega della procura – ha messo i sigilli a un’operazione che sgretola l’ombra di un gruppo ritenuto organico al cartello camorristico, portando a sei arresti in carcere e tre divieti di dimora in Campania.

Una cena senza pace: la notte del 15 maggio e le indagini che non si sono mai fermate

Non ci sono particolari espliciti sulla dinamica dell’aggressione, perché i dettagli cruenti appartengono agli atti giudiziari e non a una cronaca che vuole restituire il senso dello spavento senza alimentarlo. Basti sapere che quella cena qualunque – dove forse qualcuno stava mangiando un piatto di pasta come suggerisce il nome del locale – si è trasformata in un incubo di minacce e colpi esplosi, un trauma collettivo per i clienti e il personale. Gli inquirenti, però, non si sono fermati all’evento in sé: hanno scavato nei legami, nei telefoni intercettati e nei precedenti dei presunti autori, scoprendo che l’assalto non era un episodio isolato, bensì un tassello di un sistema criminale dedito a rapine, truffe e minacce aggravate, spesso in danno di anziani e in territori che varcano persino i confini nazionali, arrivando fino alla Spagna.

Il nipote del boss e il finanziamento illecito: i dettagli dell’ordinanza

Tra i destinatari della custodia cautelare in carcere, spicca il nome di Patrizio Bosti junior, un ventiduenne che porta con sé il peso di un cognome pesantissimo: è infatti nipote dell’omonimo boss del clan Contini e figlio di Ettore Bosti, ras già noto alle cronache giudiziarie. Lo stesso giovane era già stato coinvolto nella violenta aggressione del 2022, e ora la sua posizione si è aggravata nell’ambito di un’accusa che include l’associazione di tipo mafioso, il traffico di stupefacenti, la detenzione e il porto di armi da fuoco, oltre all’uso illecito di telefoni cellulari da parte di detenuti. Tutti e sei gli arrestati, va detto, sono pluripregiudicati, e per loro la camera di consiglio ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a vario titolo: c’è chi risponde di lesioni, chi di furti, chi di minacce aggravate, ma il collante di tutte queste condotte sarebbe stato lo stesso – finanziare l’acquisto di armi e provvedere al mantenimento in carcere dei sodali, un meccanismo di autofinanziamento che trasforma ogni rapina in un atto di servizio verso l’organizzazione.

Arresti e divieti di dimora: la morsa della Polizia sul clan Contini

L’operazione condotta dalla Squadra mobile di Napoli, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, ha dunque confezionato un’ordinanza che colpisce non solo chi ha materialmente premuto il grilletto o urlato minacce, ma anche chi ha fornito la logistica e i contatti. Sei persone sono finite in cella, mentre per altre tre è scattato il divieto di dimora nell’intera regione Campania, una misura che di fatto le allontana dal loro habitat criminale. Le attività illecite contestate – rapine, truffe e minacce aggravate – avevano un duplice scopo: da un lato rimpinguare le casse del clan per l’acquisto di nuove armi, dall’altro garantire un flusso di denaro ai membri già reclusi, dimostrando come la camorra non smetta mai di tessere le sue trame neppure dietro le sbarre. L’assalto a “Cala La Pasta” non è stato quindi solo un momento di terrore puro, ma la spia di un sistema che si nutre di violenza e che oggi vede sei dei suoi ingranaggi bloccati.

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