Carburanti, Urso promette la riforma entro luglio: incentivi fino a 60mila euro per i distributori green
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Redazione Economia
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Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha assicurato che la riforma del settore dei carburanti sarà portata in Consiglio dei ministri "non appena arriverà il via libera della Ragioneria dello Stato", auspicando che ciò possa avvenire già nel corso della prossima settimana.
L'annuncio, giunto nel corso dell'assemblea annuale di Assogasliquidi-Federchimica a Roma, getta luce su un provvedimento atteso da tempo e che, nelle intenzioni dell'esecutivo, troverà collocazione all'interno del più ampio disegno di legge annuale sulla concorrenza, la cui bozza ha già suscitato reazioni contrastanti tra le associazioni di categoria e i consumatori.
La scelta di inserire la riforma nel Ddl Concorrenza, piuttosto che procedere con un testo autonomo, è stata motivata dal ministro con l'esigenza di accelerare i tempi di approvazione, evitando il rischio di un iter parlamentare troppo lungo a causa dell'imminente avvio della sessione di bilancio.
Una riforma annunciata e i ritardi delle associazioni
Il ministro Urso ha ricordato come l'impianto della riforma fosse già stato definito quasi due anni fa, arrivando persino ad essere esaminato in un precedente Consiglio dei ministri, ma che il suo iter fu sospeso su richiesta di alcune associazioni dei gestori, al fine di raggiungere un'intesa più ampia.
Un travaglio normativo che il titolare del Mimit non ha esitato a definire paradossale, sottolineando come proprio coloro che avevano chiesto la sospensione del provvedimento, contribuendo di fatto a rallentarne l'approvazione, oggi sollevino critiche sui tempi lunghi della sua attuazione. Una polemica che si inserisce in un clima di tensione tra l'esecutivo e gli enti rappresentativi del settore, con il governo che ha fatto filtrare la difficoltà del dialogo come una delle principali cause del lungo ritardo.
Incentivi e obblighi per la transizione green
Uno dei punti centrali della bozza del Ddl Concorrenza è rappresentato dalle misure per la riconversione ecologica della rete di distribuzione dei carburanti. Il testo prevede un contributo pubblico fino a 60.000 euro per impianto, destinato agli operatori che entro il 31 dicembre 2028 decideranno di convertire completamente il proprio distributore, sostituendo le tradizionali pompe di benzina e diesel con soluzioni dedicate alla mobilità a basse emissioni, come colonnine di ricarica elettrica da almeno 90 kW o stazioni per biocarburanti.
L'incentivo, che copre fino al 50% delle spese sostenute per la dismissione del vecchio impianto e la realizzazione del nuovo, sarà finanziato attraverso un Fondo per la trasformazione della rete carburanti verso la mobilità green, alimentato con i proventi delle aste delle quote di emissione del sistema europeo EU ETS.
Lo stanziamento complessivo previsto per il triennio 2028-2030 ammonta a 112 milioni di euro, suddivisi in 37 milioni per il 2028, 37 per il 2029 e 38 per il 2030. Per gli impianti situati nelle cosiddette Aree interne, che potranno mantenere i carburanti tradizionali aggiungendo quelli alternativi, il contributo massimo scende a 30.000 euro.
A partire dal 1° gennaio 2028, inoltre, non verranno più rilasciate autorizzazioni per gli impianti che non offriranno almeno un vettore energetico alternativo ai combustibili fossili, un obbligo che potrebbe tradursi in un significativo cambio di passo per l'intero settore.
Controlli antimafia e reazioni delle associazioni
La bozza del Ddl introduce una stretta significativa anche sui controlli relativi agli impianti di distribuzione, prevedendo verifiche più stringenti in materia di documentazione antimafia e l'obbligo di applicare il contratto collettivo nazionale di lavoro per ottenere il titolo autorizzativo. Un giro di vite che, se da un lato mira a contrastare fenomeni illegali come l'evasione di accise e Iva attraverso le cosiddette "pompe bianche", dall'altro ha sollevato critiche da parte di alcune associazioni.
L'Unione nazionale consumatori, ad esempio, ha parlato di "passi indietro", temendo che le nuove regole possano tradursi in un ostacolo alle aperture future e in un freno alla concorrenza, mentre il Codacons ha espresso delusione per l'assenza di misure incisive contro il caro-carburanti e il fenomeno della "doppia velocità" dei prezzi.




