“Taratata”, Paolo Bonolis tra il bacio a Giorgia, la reazione di Emanuel Lo e il retroscena su Sanremo 2026 con Damiano David

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima serata di lunedì 9 febbraio, trascorsa per gran parte del pubblico televisivo tra le note della ChorusLife Arena di Bergamo, ha sancito il ritorno di Paolo Bonolis al centro del racconto musicale italiano. Il suo “Taratata”, format di origine francese già transitato su Rai1 a cavallo tra il 1998 e il 2001 -4-6, ha trovato nuova linfa su Canale 5, in una veste produttiva che mescola la dimensione del live, il gioco delle luci e l’incontro tra generazioni di cantanti. Sul palco si sono alternati, tra gli altri, Ligabue, Emma, Elisa, Biagio Antonacci, Max Pezzali e Giorgia, e l’impressione, suffragata dai numeri, è che lo spettacolo abbia saputo intercettare l’attenzione del pubblico social più di quanto non abbia fatto con quello strictamente televisivo: il dato Auditel, pur premiando il competitor “Cuori 3” in valore assoluto di spettatori, ha visto “Taratata” prevalere in termini di share grazie a una durata più estesa, chiudendo al 18,1 per cento contro il 17,4 della fiction Rai -3.

Tuttavia, a catalizzare i riflettori non è stata soltanto la qualità delle performance o il ritorno di Bonolis a un registro che gli è proprio – quello del conduttore che gioca con la musica, la scompone e la ricompone con ironia – ma un gesto preciso, accaduto tra le scalinate dell’arena. All’improvviso, il padrone di casa ha preso per mano Giorgia, l’ha condotta in mezzo agli spettatori e, lanciato un appello collettivo alla riproduzione e al bacio, ha stampato le proprie labbra su quelle della cantante romana, lasciandola letteralmente interdetta. “Sono rimasta basita”, racconterà poi lei stessa ospite di Fiorello a “La Pennicanza” il giorno seguente, “non avevo capito che l’esempio toccasse a noi” -7. L’istinto, in quel frangente, è stato quello di stemperare l’imbarazzo con una battuta sul da farsi una volta tornati a casa, ovvero sull’arduo compito di spiegare il tutto a Emanuel Lo, compagno della cantante e noto coreografo nonché volto storico di “Amici” -5.

Il lungo scherzo social e il gelo domestico durato qualche ora

La reazione di Emanuel Lo, lungi dall’essere crucciata o ombrosa, si è articolata su più livelli, tutti rigorosamente giocati sul filo dell’umorismo e della complicità. A caldo, l’uomo ha postato sui propri profili social un vecchio filmato in cui, durante uno sketch con il comico Biggio, interveniva per difendere la propria compagna con un sonoro “quella è mia moglie” -1. La didascalia, lapidaria e indirizzata direttamente a Paolo Bonolis, recitava: “Attento a quello che fai”. Giorgia, però, ha svelato anche il dietro le quinte più intimo di quella che apparentemente poteva sembrare solo una gag. Rientrata nell’abitazione condivisa, la cantante ha riferito al compagno l’accaduto quasi en passant, incassando un laconico “bene” e, a seguire, un silenzio prolungato per diverse ore. Il compagno, ha precisato lei stessa ridendo, non è affatto un uomo geloso, anzi è dotato di grande intelligenza e senso della misura; eppure quel silenzio, quasi certamente studiato a fini scenici, è bastato per alimentare per un giorno intero la macchina del gossip, trasformando un siparietto televisivo in un caso nazionale -5-7.

Il fantasma di Sanremo e quel cambio di location mai digerito

Al di là dei baci e delle risposte ironiche, l’esordio di “Taratata” ha riportato alla ribalta anche un’altra storia, più complessa e per certi versi politica, che riguarda direttamente il rapporto tra Paolo Bonolis e il Festival della canzone italiana. Il giornalista Gabriele Parpiglia, attraverso la propria newsletter, ha infatti ricostruito nei dettagli una trattativa che sarebbe stata avviata nei mesi successivi alla conclusione dell’era Amadeus. L’ipotesi, caldeggiata da più parti e accolta inizialmente con cautela dal diretto interessato, era quella di un ritorno di Bonolis sul palco dell’Ariston per l’edizione 2026, affiancato nientemeno che da Damiano David. Il frontman dei Måneskin, ormai figura dal profilo internazionale consolidato, rappresentava il perfetto contraltare generazionale a un conduttore navigato come Bonolis, e la coppia era stata effettivamente presa in considerazione dai vertici Rai come possibile svolta -3.

A far naufragare il progetto, secondo quanto riferito, non sarebbero state tensioni personali né questioni di cachet, bensì una richiesta che Bonolis avanza da anni, quasi una clausola non negoziabile: il trasferimento del Festival dal Teatro Ariston a una sede più capiente e tecnicamente attrezzata, quale potrebbe essere il Palafiori. La sua idea, maturata nel tempo, è che la kermesse, per respirare un’aria più internazionale e per superare i limiti logistici di quello che definisce “un semplice cinema”, debba necessariamente cambiare pelle anche dal punto di vista architettonico. Una visione che però non ha incontrato il favore né dell’amministrazione comunale di Sanremo né dei vertici di viale Mazzini, portando Bonolis a un passo indietro definitivo e spianando la strada al ritorno di Carlo Conti -3. “Taratata”, in questo senso, diventa allora molto più di un semplice varietà musicale: rappresenta la dimostrazione pratica, visibile e tangibile, di come Bonolis intenderebbe la conduzione di un grande evento, con gli artisti che dialogano tra loro e con il pubblico in uno spazio aperto e circolare, lontano dai rigidi schemi della tradizione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.