Trump annuncia nuovi negoziati in Pakistan ma ordina il sequestro di una nave iraniana nel mar Arabico
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riaperto ieri il capitolo diplomatico con l’Iran, seppur in un contesto segnato da una nuova escalation militare nel golfo dell’Oman. A meno di tre giorni dalla scadenza del cessate il fuoco – fissata per il 21 aprile – la Casa Bianca ha comunicato l’invio di propri negoziatori in Pakistan, dove si terrà il secondo round di colloqui con i rappresentanti di Teheran. Il primo, e finora unico, incontro si era svolto l’11 aprile sempre nella capitale pakistana, protraendosi per ventuno ore senza però raggiungere alcuna intesa. Trump, nel suo stile diretto, ha accompagnato l’apertura al dialogo con una minaccia altrettanto chiara: in assenza di un accordo, ha dichiarato, gli Stati Uniti “faranno saltare ogni centrale elettrica e ogni ponte in Iran”. Una frase, quest’ultima, che pesa come un ultimatum mentre il cessate il fuoco entra nella sua fase più critica.
Il cacciatorpediniere “USS Spruance” apre il fuoco su un cargo diretto a Bandar Abbas
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha diffuso nella giornata del 19 aprile un video che documenta l’intervento armato del cacciatorpediniere “USS Spruance” nel mar Arabico settentrionale. Le immagini mostrano la nave da guerra americana mentre spara contro il mercantile “M/V Touska”, imbarcazione battente bandiera iraniana che stava viaggiando a diciassette nodi verso il porto di Bandar Abbas. Secondo la ricostruzione fornita dal comando statunitense, l’equipaggio della Touska ha ignorato per sei ore consecutive gli avvertimenti di non violare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti. L’operazione, avvenuta nei pressi del golfo dell’Oman, si è conclusa con la cattura e il sequestro della nave iraniana; un atto che, di fatto, alza ulteriormente la tensione in uno degli snodi marittimi più sensibili del Medio Oriente.
Teheran congela i contatti e non conferma la propria presenza al tavolo di Islamabad
La reazione dell’Iran non si è fatta attendere, sebbene sia arrivata su un piano diverso rispetto a quello militare. Il governo di Teheran ha annunciato la sospensione dei negoziati con gli Stati Uniti, senza però specificare se tale decisione sia direttamente collegata all’abbordaggio della Touska o piuttosto alla minaccia di Trump di distruggere le infrastrutture energetiche iraniane. Al momento, fonti diplomatiche citate dalle agenzie non confermano la presenza di una delegazione iraniana al secondo round previsto a Islamabad, nonostante l’annuncio del presidente americano. Il tira e molla che ne è scaturito – con Washington che rilancia l’offerta del dialogo e Teheran che la congela – restituisce l’immagine di una trattativa in bilico, dove il braccio di ferro navale rischia di far naufragare ogni tentativo di distensione prima ancora che questo cominci.
La scadenza del 21 aprile e il blocco navale nello Stretto di Hormuz
Lo scenario si complica ulteriormente se si considera il contesto strategico in cui l’azione militare è maturata. Lo Stretto di Hormuz, da sempre crocevia del traffico petrolifero mondiale, appare di fatto paralizzato: da un lato, le forze della Repubblica islamica ne limitano i transiti con proprie unità; dall’altro, il blocco navale statunitense ne “sigilla” le rotte attraverso un dispositivo militare schierato nel mar Arabico e nel golfo dell’Oman. La scadenza del cessate il fuoco – fissata per il 21 aprile – trasforma ogni singolo incidente in un potenziale casus belli. E l’attacco alla Touska, avvenuto a sole ventiquattro ore dalla fine della tregua, ha reso il rischio di una ripresa delle ostilità più concreto di quanto non lo fosse nelle settimane precedenti. Non si tratta, in altre parole, di un episodio isolato: l’azione dello “USS Spruance” s’inserisce in una sequenza di pressioni incrociate dove la diplomazia e la forza procedono su due binari paralleli, senza ancora incontrarsi.
Meta Description: Trump annuncia negoziati in Pakistan ma colpisce e sequestra una nave iraniana nel mar Arabico. Teheran congela i colloqui a tre giorni dalla tregua.




