Mps punta a Mediobanca, la rivoluzione della finanza italiana
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Redazione Economia
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La geografia della finanza italiana è destinata a subire una trasformazione radicale con l'offerta pubblica di scambio (Ops) di Monte dei Paschi di Siena (Mps) su Mediobanca. Se l'operazione andrà in porto, sancirà la fine di un equilibrio che dura da quasi ottant'anni, dalla fondazione di Mediobanca nel 1946. La catena di controllo che protegge Generali, l'unica istituzione finanziaria privata italiana di rilievo internazionale, sarà profondamente modificata.
Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, due imprenditori di spicco nel panorama finanziario italiano, sono indicati come i principali facilitatori di questa operazione. Nonostante le bocche cucite nei loro entourage, trapela una certa soddisfazione tra i manager e i consulenti finanziari a loro vicini. La mossa di Mps risveglia Siena e la sua storica banca, che dopo un periodo di prosperità, seguito da un fallimento e un successivo salvataggio da parte dello Stato, si trova ora a lanciare un'offerta totalitaria per Mediobanca.
In tutta la provincia di Siena, dopo un forte ridimensionamento, lavorano quasi duemila dipendenti, distribuiti in 42 sportelli, di cui 28 in tutta la Toscana. La creazione di un terzo polo bancario in Italia, secondo Francesco Di Ciommo, prorettore della Luiss e ordinario di Diritto Civile e Diritto dei mercati bancari e finanziari, nonché ex presidente di Banca Widiba, sarebbe vantaggiosa per l'intero sistema bancario e finanziario italiano. Di Ciommo sottolinea che, sebbene la politica possa avere le sue idee, è il mercato a valutare e decidere.
L'operazione di Mps su Mediobanca rappresenta un momento cruciale per la finanza italiana, con potenziali ripercussioni su tutto il settore.




