Crediti deteriorati in aumento nel 2026: pesano incertezza geopolitica e Pil debole, l'analisi Abi-Cerved

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'incertezza internazionale e il contesto geopolitico ancora fortemente instabile spingeranno in crescita i crediti deteriorati delle imprese italiane. È quanto prevede l'Outlook Abi-Cerved per il triennio 2026-2028, diffuso il 2 ottobre, secondo cui il tasso di deterioramento del credito alle aziende si assesterà al 2,8% nel 2026, in aumento rispetto al 2,6% registrato nel 2025.

Si tratta di quei prestiti che chi è in debito non riesce più a ripagare regolarmente o del tutto, un indicatore che misura la quota di finanziamenti che, in un determinato periodo, peggiora passando a una condizione di maggiore rischio per il sistema bancario.

Le stime per il triennio 2026-2028

Nel 2027 una crescita economica modesta, il perdurare dell'incertezza e una dinamica dei tassi di interesse in lieve aumento dovrebbero spingere l'indicatore al 2,9%, mentre al termine dell'orizzonte previsionale, nel 2028, è prevista una lieve flessione al 2,8%: due decimi di punto percentuale al di sopra del 2025. Tra il 2025 e il 2028 gli aumenti più consistenti sono attesi per le imprese di medie dimensioni, che passano dall'1,8% al 2,1%, e per il settore delle costruzioni, che sale dal 2,9% al 3,2%.

A livello territoriale, gli incrementi risultano invece omogenei, pari a 0,2 punti percentuali in tutte le macroaree.

Le differenze tra settori e dimensioni d'impresa

In termini di livelli, nel 2028 il tasso di deterioramento più elevato si conferma nelle microimprese, al 3,0%, nel Sud e Isole, al 3,7%, e nel settore delle costruzioni, al 3,2%. Il comparto industriale mostra una dinamica particolare: nel 2027 registrerà un incremento di 0,1 punti percentuali, e nel 2028 scenderà di 0,1 punti, attestandosi al 2,7%. Si tratta dell'unico settore che supera il livello pre-Covid, quando si fermava al 2,3% nel 2019, a causa della significativa contrazione della produzione.

Agricoltura e costruzioni si mantengono invece significativamente al di sotto dei valori precedenti alla pandemia, mentre i servizi restano in linea.

Il quadro macroeconomico

La congiuntura internazionale continua a essere caratterizzata da una forte incertezza, legata principalmente alle tensioni in Medio Oriente, alla delicata gestione dello Stretto di Hormuz e al protrarsi del conflitto in Ucraina. L'aumento significativo delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali ha avuto ripercussioni sui carburanti e, più in generale, su alcune componenti delle tariffe dei beni di consumo.

In tale contesto, eventuali pressioni sui prezzi potrebbero condizionare ulteriormente l'evoluzione della politica monetaria della Banca centrale europea, anche alla luce dell'andamento dell'inflazione nell'area euro. A queste dinamiche si aggiungono gli effetti delle misure tariffarie adottate dall'amministrazione statunitense, che prevedono dazi sull'export verso gli Stati Uniti pari al 15% per i beni italiani ed europei, con picchi fino al 50% per alcune categorie come acciaio e alluminio, e aliquote comprese tra il 10% e il 30% per le merci provenienti da gran parte del resto del mondo.

La fotografia di Banca d'Italia

Il clima di instabilità in cui operano le imprese è testimoniato anche dal protrarsi dell'aumento del tasso di deterioramento del credito delle società non finanziarie riportato da Banca d'Italia: dal valore minimo osservato nel 2021, pari all'1,95%, si è registrata una continua seppur moderata crescita, fino a toccare il 2,63% nel 2025. Le famiglie consumatrici, invece, favorite da tassi di interesse contenuti e da un aumento dell'occupazione, hanno evidenziato una dinamica in lieve calo, con il valore del 2025 pari allo 0,86% a fronte dello 0,95% del 2024.

Nel 2027 la rischiosità è attesa in aumento in tutte le classi dimensionali d'impresa, con incrementi generalmente contenuti: più 0,1 punti percentuali per micro, piccole e grandi imprese e più 0,2 punti per le medie. Nel 2028 si osserva invece un lieve miglioramento generalizzato, con una riduzione di 0,1 punti percentuali in tutte le classi. A livello territoriale, il Mezzogiorno continuerà a essere l'area con il tasso di deterioramento più elevato, passando dal 3,7% al 3,8% nel 2027, mentre al termine del periodo di previsione presenterà valori inferiori al 2019, quando si attestava al 4,2%.

Le reazioni

«Le nostre stime sull'evoluzione dei crediti deteriorati confermano che le imprese italiane operano in uno scenario incerto e instabile», ha commentato Luca Peyrano, amministratore delegato di Cerved, secondo cui «nonostante un lieve peggioramento atteso, le stime al 2028 dimostrano come siano lontani i picchi raggiunti nel 2012, a riprova di una migliore redditività e posizione patrimoniale delle nostre aziende».

Per il direttore generale dell'Abi, Marco Elio Rottigni, «i dati evidenziano segnali di maggiore pressione sulla qualità del credito in un contesto caratterizzato da elevata incertezza economica, geopolitica e regolamentare. In questo scenario, sarà fondamentale preservare la solidità del settore bancario e le condizioni necessarie affinché le banche possano continuare a sostenere famiglie, imprese ed economia reale».

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