Denatalità, l’Abi avverte: Pil in calo di oltre il 18% entro il 2050

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La denatalità e l’invecchiamento della popolazione potrebbero ridurre la crescita del Pil italiano di oltre il 18% entro il 2050 se non verranno adottati interventi mirati. È quanto emerge dall’indagine “Un paese che non invecchia” promossa dall’Abi, che individua nella crisi demografica una delle principali minacce per l’economia italiana, con effetti diretti sul welfare, sul mercato del lavoro e sulla struttura produttiva del Paese. Secondo il rapporto, il progressivo calo della popolazione in età lavorativa riduce la capacità di crescita dell’economia perché diminuiscono le persone che lavorano, producono, consumano e investono.

Lo studio evidenzia che il peso della dinamica demografica potrebbe diventare ancora più forte nel lungo periodo. Senza interventi, infatti, la crescita del Pil potrebbe risultare inferiore di oltre il 30% nel 2080. L’indagine sottolinea come l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite stiano modificando in profondità gli equilibri economici e sociali italiani, mettendo sotto pressione anche il sistema previdenziale. Le cosiddette “culle vuote”, insieme alla riduzione della forza lavoro disponibile, vengono indicate come fattori destinati a incidere sulla sostenibilità della crescita economica.

Le proposte dell’Abi per affrontare la crisi demografica

Nel corso del convegno organizzato dall’Abi, dedicato alle trasformazioni demografiche in corso, è stato evidenziato il ruolo che il sistema bancario può svolgere per accompagnare il Paese in questa fase. Tra le proposte avanzate figurano contributi all’imprenditoria giovanile e femminile con l’obiettivo di rafforzare il mercato del lavoro e sostenere la partecipazione economica. L’associazione bancaria indica inoltre la necessità di strumenti che aiutino le persone anziane nella gestione dei servizi digitali, in particolare attraverso sistemi anti-frode per proteggere i conti online dagli attacchi criminali.

L’indagine “Evoluzione demografica e servizi bancari” richiama anche la necessità di una collaborazione più stretta tra pubblico e privato per affrontare una trasformazione considerata tra le più difficili per l’economia italiana. Nel rapporto presentato dal presidente del Comitato Tecnico Strategico dell’Abi, Gianni Franco Papa, viene spiegato che una minore popolazione in età lavorativa implica una riduzione del potenziale di crescita del Paese. Il documento invita quindi a interventi mirati su alcuni fattori ritenuti decisivi per ridurre l’impatto negativo della crisi demografica sull’economia.

Gli effetti su economia, welfare e sistema produttivo

Secondo l’analisi dell’Abi, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione non riguardano soltanto la crescita economica, ma coinvolgono anche la tenuta del welfare e l’organizzazione del sistema produttivo. La diminuzione delle persone in età lavorativa rischia infatti di incidere sulla capacità del Paese di sostenere la spesa previdenziale e di mantenere livelli adeguati di produzione e consumi. Il rapporto lega il rallentamento economico alla riduzione della forza lavoro disponibile, evidenziando come il fenomeno possa tradursi in una minore capacità di investimento e sviluppo.

Nel documento viene ribadito che gli interventi per contrastare gli effetti della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione rappresentano un passaggio centrale per limitare le conseguenze economiche future. L’Abi richiama l’attenzione sulla necessità di misure capaci di incidere sui fattori che alimentano il declino demografico, indicando come il tema riguardi direttamente la crescita italiana nei prossimi decenni. La prospettiva delineata dall’indagine mostra un quadro in cui dinamiche sociali e sviluppo economico risultano strettamente collegati.

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