Ucraina, attacchi a tappeto di Kiev contro le navi russe: colpite 90 imbarcazioni in una settimana

Ucraina, attacchi a tappeto di Kiev contro le navi russe: colpite 90 imbarcazioni in una settimana
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Ucraina ha portato avanti nella scorsa settimana un’offensiva senza precedenti contro la flotta russa, rivendicando il colpimento di ben 90 navi in soli sette giorni. L’annuncio del comandante delle forze droni ucraine, Robert Brovdi, ha gettato nuova luce sulla strategia di Kiev, che sta concentrando i propri sforzi bellici sull’indebolimento delle infrastrutture energetiche e logistiche nemiche, e le immagini diffuse mostrano attacchi che hanno preso di mira una decina di petroliere, ma anche traghetti e altre imbarcazioni da carico.

Droni e petroliere: il bilancio dell'offensiva ucraina

Il comandante Robert Brovdi, a capo delle forze dei sistemi senza pilota, ha fornito i dettagli di quella che si configura come una delle campagne più ambiziose dall'inizio del conflitto: tra gli obiettivi dell'ultima ondata di attacchi, completata con successo dalle forze di Kiev, figurano 14 imbarcazioni, delle quali 10 sono petroliere, mentre le restanti 4 sono traghetti utilizzati per il trasporto logistico.

L'entità dei danni inflitti alla flotta russa, secondo quanto dichiarato dal comandante, è destinata a crescere, dal momento che i numeri degli ultimi sette giorni si sommano a quelli di un'offensiva già iniziata nei giorni precedenti: per la precisione, nelle sei notti antecedenti all'ultimo blitz erano state colpite 76 navi, un numero che testimonia la crescente capacità offensiva di Kiev nel teatro del Mar d'Azov.

Il fronte delle raffinerie e la strategia di Podoljak

Se gli attacchi in mare rappresentano il fronte caldo dell'ultima settimana, la strategia ucraina si sviluppa su un doppio binario che comprende anche i raid sistematici contro le raffinerie di petrolio russe, un fronte che Mychajlo Podoljak, consigliere del capo di Gabinetto di Volodymyr Zelensky, ha definito fondamentale per forzare la mano al Cremlino.

Secondo Podoljak, queste operazioni non sono semplici azioni di disturbo, ma veri e propri strumenti di pressione politica: colpendo la capacità di raffinazione della Russia e la produzione di carburanti, si possono creare le condizioni per costringere Vladimir Putin a sedersi al tavolo negoziale, senza che ciò comporti il venir meno del sostegno occidentale, con gli Stati Uniti che restano un partner strategico e le cancellerie europee che continuano a supportare Kiev.

La Russia a corto di benzina: importazioni da Bielorussia, India e Kazakistan

La campagna ucraina sulle raffinerie, iniziata già nel 2022 ma notevolmente intensificata negli ultimi mesi grazie all’utilizzo di droni sempre più performanti come l'FP-1, sta avendo effetti tangibili sul sistema energetico russo.

Mosca, per far fronte alla diminuzione della produzione interna, ha dovuto aumentare in maniera esponenziale le importazioni di benzina: nel primo semestre dell'anno, gli acquisti dalla Bielorussia sono cresciuti di venti volte rispetto allo stesso periodo del 2025, con le due raffinerie bielorusse, capaci di produrre 24 milioni di tonnellate l'anno, che sono diventate una fonte vitale di approvvigionamento.

Non solo Minsk, ma anche altri Paesi come il Kazakistan, che ha però mostrato timori per possibili sanzioni secondarie, e l'India, che per la prima volta ha venduto 60mila tonnellate di benzina alla Russia, sono stati chiamati a tamponare l'emergenza, mentre le capacità produttive di Mosca continuano a essere messe a dura prova dai continui raid dei droni.

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