Antonio Filosa, nuovo ad di Stellantis: lo stipendio sarà di 1,8 milioni, ma il pacchetto può arrivare a 21

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Antonio Filosa, che dal 23 giugno assumerà ufficialmente il ruolo di amministratore delegato di Stellantis – subentrando a Carlos Tavares, alla guida del gruppo dal 2014 – percepirà uno stipendio base annuo di 1,8 milioni di dollari. La cifra, tuttavia, rappresenta solo una parte della remunerazione complessiva, che potrebbe raggiungere i 21 milioni di euro l’anno, includendo bonus e incentivi legati ai risultati.

Il passaggio di consegne, già approvato all’unanimità dal consiglio d’amministrazione il 28 maggio, sarà formalizzato durante l’assemblea generale straordinaria degli azionisti convocata per il 18 luglio ad Amsterdam. Un voto che, seppur necessario per ratificare l’incarico, appare come una mera formalità, dato che Filosa – veterano del settore con oltre 25 anni di esperienza – ha già iniziato a gestire de facto le operazioni del colosso automobilistico.

Stellantis, nato nel 2021 dalla fusione tra FCA e PSA, ha mantenuto una politica retributiva che lega gran parte della remunerazione dei vertici al raggiungimento di obiettivi strategici. Tavares, che nel 2023 aveva totalizzato circa 36 milioni tra stipendio fisso e variabile, lascia un’eredità complessa: da un lato, i profitti record; dall’altro, le tensioni con i governi – soprattutto quello italiano – sulle delocalizzazioni. Filosa, che fino a ieri ricopriva il ruolo di chief operating officer per il Sud America, dovrà affrontare sfide simili, a cominciare dalla transizione elettrica e dai rapporti con i sindacati.

Nei documenti preparatori per l’assemblea, la società ha specificato che il nuovo ad avrà accesso a un pacchetto di incentivi "performance-based", il cui valore massimo – soggetto all’approvazione degli azionisti – è calcolato in base a parametri come l’EBIT margin e la liquidità generata. Una struttura che, se da una parte riduce il fisso rispetto al predecessore, dall’altra lascia spazio a margini di guadagno ampi, benché non garantiti. Intanto, il gruppo – che include marchi come Fiat, Peugeot e Jeep – ha confermato l’impegno a mantenere la produzione in Europa, pur senza rinunciare a ottimizzare i costi.

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