Corte dei Conti sul Pnrr: obiettivi raggiunti, ma i costi sollevano dubbi
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Redazione Salute
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L’efficientamento energetico degli edifici, uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha centrato – e in alcuni casi superato – i traguardi fissati in termini di riduzione delle emissioni e risparmio energetico. Tuttavia, secondo la Corte dei Conti, i benefici economici non sembrano giustificare l’investimento, con un tempo di ritorno stimato in 35 anni, un arco temporale che supera di gran lunga la vita utile degli interventi incentivati. Il rapporto costi-benefici del Superbonus, in particolare, appare sbilanciato, lasciando aperte questioni sull’efficacia complessiva delle misure adottate.
Nonostante i progressi, permangono criticità in settori chiave come la riqualificazione del patrimonio residenziale, l’edilizia pubblica e l’ammodernamento delle scuole, dove ritardi e intoppi rischiano di compromettere i risultati attesi. A complicare il quadro, il Piano Innovativo per la Qualità dell’Abitare (PINQuA) registra rallentamenti, alimentando ulteriori perplessità sulla capacità di spendere le risorse in modo efficiente.
Intanto, il countdown per l’attuazione del Pnrr procede inesorabile: la scadenza del 30 giugno 2026 si avvicina, e con essa la pressione per rispettare le scadenze. Il piano, che dovrebbe portare in Italia quasi 195 miliardi tra prestiti e sovvenzioni europee, rappresenta una sfida senza precedenti per il paese, che però fatica a mantenere il passo. Le ultime relazioni della Corte dei Conti e del Ministero per gli Affari Europei, seppur concordi sull’importanza strategica del Pnrr, evidenziano divergenze nell’analisi dei progressi compiuti.




