Rearm Europe: il dibattito sul riarmo e le ombre del New Green Deal

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il piano ReArm Europe, approvato dal Parlamento Europeo, ha acceso un dibattito che trascende i confini della politica interna, toccando nervi scoperti come la sostenibilità finanziaria e l’efficacia strategica. Pur presentandosi come una risposta necessaria alle crescenti minacce globali, il progetto solleva interrogativi non banali, soprattutto in relazione ai suoi costi e alle sue implicazioni economiche. Uno dei punti più controversi è la deroga alle regole di bilancio, che esclude le spese militari dal calcolo del rapporto deficit/PIL, aprendo la strada a un indebitamento massiccio degli stati membri.

La competizione internazionale, che negli ultimi anni ha assunto toni sempre più aggressivi, ha reso evidente come gli impegni presi a livello globale siano spesso considerati carta straccia. In un contesto in cui le nuove potenze regionali e mondiali crescono a ritmi sostenuti, l’Europa si trova costretta a rivedere le proprie priorità. Michele Nones, dell’IAI, ha sottolineato come il linguaggio della diplomazia sia stato sostituito da una logica di forza, in cui i più deboli rischiano di essere schiacciati.

Le cifre del riarmo, tuttavia, non passano inosservate. Come ha evidenziato il professor Carlo Cottarelli, editorialista del Corriere della Sera, l’Europa spende già più della Russia in termini assoluti, nonostante la percentuale del PIL destinata alla difesa sia inferiore. Questo dato, spesso trascurato, mette in luce una contraddizione: da un lato, la necessità di garantire una difesa credibile; dall’altro, il rischio di sovraccaricare economie già fragili.

Il dibattito si intreccia con questioni più ampie, come il futuro del New Green Deal, che sembra essere stato messo in secondo piano. Se da una parte il riarmo è visto come una condizione imprescindibile per preservare la pace e i valori democratici, dall’altra rischia di compromettere gli sforzi per una transizione ecologica sostenibile. Francesco Raschi, professore di Storia del pensiero politico all’Università di Bologna, ha recentemente sottolineato come la deterrenza militare non possa essere disgiunta da una riflessione profonda sui suoi costi sociali e ambientali.

In un mondo sempre più instabile, dove le incognite legate alle politiche di potenza di attori come gli Stati Uniti di Donald Trump aggiungono ulteriori elementi di complessità, l’Europa si trova a dover bilanciare esigenze contrastanti. La domanda che emerge, senza pretesa di risposte definitive, è se sia possibile conciliare il pacifismo con la necessità di difendersi, e se il riarmo rappresenti davvero una garanzia per la pace o piuttosto un ulteriore fattore di destabilizzazione.

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