Raid Usa in Siria e Iraq: una minaccia per la sicurezza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Venerdì notte, due ore dopo la conclusione della cerimonia in onore dei tre soldati americani uccisi in Giordania, le forze militari Usa hanno colpito più di 85 obiettivi in Siria e Iraq. Il Comando Centrale degli Stati uniti (Centcom) ha confermato l’operazione, specificando l’utilizzo di numerosi aerei, tra cui bombardieri a lungo raggio, e affermato che le sue forze hanno colpito «centri di comando e di intelligence, depositi di droni, razzi e missili e strutture logistiche e di fornitura di munizioni» appartenenti alla Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana e a gruppi di milizie affiliate.
Gli attacchi di rappresaglia degli Stati Uniti in Iraq e Siria
Nella giornata di ieri l'esercito statunitense ha lanciato attacchi aerei in Iraq e Siria contro più di 85 obiettivi legati alla Guardia Rivoluzionaria iraniana (IRGC) e alle milizie da essa sostenute, come rappresaglia per l'attacco dello scorso fine settimana in Giordania che ha ucciso tre soldati statunitensi.
L'Italia potrebbe essere coinvolta
La notizia sta circolando in queste ore e rafforza sempre di più i venti di guerra che potrebbero coinvolgere anche l'Italia che, dopo la riforma delle forze armate dello scorso novembre, ha visto il ministro Crosetto esprimersi in modo molto possibilista circa il richiamo di riservisti italiani.
La difficile partita con Teheran
La campagna iraniana è in corso. La reazione americana pure. Il presidente Biden ha ordinato un’azione su vasta scala. Ma dopo quasi decine di attacchi, tra gli attentati delle milizie filoiraniane (in Iraq, Siria e Giordania) e gli assalti degli Houthi (nel mar Rosso). Soprattutto, c’è voluto l’attentato con le prime vittime americane per portare gli Usa a una dimostrazione di forza di queste proporzioni.




