Scuola di seduzione, il ritorno di Carlo Verdone tra commedia corale e streaming
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Redazione Cultura e Spettacolo
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È un’operazione che sa di scommessa, quella che porta Carlo Verdone a tornare dietro la macchina da presa dopo quasi sei anni, e a farlo con un Titolo, Scuola di seduzione, che promette di mescolare i codici della commedia classica con le dinamiche, nuove e a volte imprevedibili, del mercato dello streaming. La pellicola, in uscita il primo aprile su Paramount+, segna infatti il ritorno al lungometraggio per l’attore e regista romano, il quale mantiene solido il legame con la Filmauro di Aurelio De Laurentiis, un sodalizio che ha segnato gran parte della sua carriera. Stavolta, però, la distribuzione sceglie una piattaforma, quasi a sottolineare una mutazione nel modo stesso di fruire del cinema d’autore, o quantomeno di quel cinema popolare e colto che Verdone da sempre rappresenta.
A dare spessore a questo progetto è innanzitutto la natura corale del cast, che si presenta come uno dei più ricchi e variegati degli ultimi anni. Nel ruolo della love coach, figura centrale attorno a cui ruotano le dinamiche di seduzione e i conflitti generazionali, troviamo Karla Sofía Gascón, attrice candidata agli Oscar 2025 per la sua interpretazione in Emilia Pérez. Una scelta di casting che appare tutt’altro che casuale: se da un lato Gascón porta con sé un’autorevolezza internazionale appena consacrata dai premi, dall’altro incarna quella tensione contemporanea verso nuovi modelli di rappresentazione, che Verdone – e con lui De Laurentiis – sembra voler esplorare con ironia. Accanto a lei, un parterre che include Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani, una serie di nomi che attraversano diverse generazioni e registri interpretativi, a formare quella che si preannuncia come una commedia di intrecci più che di singoli protagonisti.
La genesi partenopea di un incontro inaspettato
L’idea alla base del film, a ben vedere, nasce da un incontro che ha del romanzesco, e che ha trovato la sua cornice ideale nella città di Napoli. A raccontarlo è stata la stessa Karla Sofía Gascón, durante la presentazione del film al cinema Metropolitan: «Ero a Ischia per un premio, stavo camminando, lui mi ha avvicinata e mi ha detto: dovresti fare un film con Carlo Verdone». Quel “lui” è naturalmente Aurelio De Laurentiis, produttore e presidente del Napoli, il quale ha agito da *matchmaker* tra l’attrice spagnola e il regista romano con quella rapidità istintiva che spesso contraddistingue le sue scelte imprenditoriali. Un po’ come quando, azzarda qualcuno, si ha la sensazione di conoscere due persone destinate a intendersi e si procede al fatidico «Ho un amico che devo assolutamente farti conoscere». E così, dalla passeggiata ischitana di Gascón alla sala cinematografica partenopea, il percorso si è compiuto.
La prima del film al Metropolitan ha rappresentato, in questo senso, non solo l’anteprima dell’opera ma anche la ratifica pubblica di questo sodalizio. In sala, a vedere l’opera l’uno accanto all’altro, c’erano il sindaco Gaetano Manfredi con la consorte Cettina Del Piano e il presidente della Regione Campania Roberto Fico con la compagna Yvonne De Rosa, il prefetto Michele di Bari, lo scrittore Maurizio de Giovanni e, tra gli altri, le showgirl Patrizia Pellegrino e Veronica Maya. Un parterre che mescola istituzioni, cultura e spettacolo, quasi a voler certificare come questo film aspiri a diventare un evento trasversale. A fare da contrappunto, il siparietto tra De Laurentiis e Verdone – «Poi 'na volta ti porto a fa' le trattative!» – che ha restituito l’immagine di un’alleanza solida, giocata su toni confidenziali e su quella romanità partenopea che di entrambi, seppur con declinazioni diverse, costituisce la cifra espressiva.
L’ironia come forma di elaborazione e il fascino ambiguo della seduzione
Carlo Verdone, dal canto suo, ha fornito una delle chiavi di lettura più profonde per avvicinarsi al film, quando ha dichiarato: «Chi ha sofferto impara a riderci su». Una frase che, in qualche modo, riassume gran parte della sua poetica, quella capacità di trasformare il dolore in osservazione pungente, la fragilità in meccanismo comico. Non si tratta, neppure in questo caso, di una commedia leggera fine a se stessa; piuttosto, l’intenzione sembra quella di indagare le dinamiche del desiderio e le strategie – a volte patetiche, a volte esilaranti – con cui gli esseri umani tentano di governarlo. D’altronde, il tema della seduzione, quando viene affrontato da un autore che ha costruito la sua fortuna sui personaggi inetti e sulle nevrosi urbane, non può che risolversi in un’analisi delle maschere che indossiamo per compiacere l’altro.
Dall’altra parte, Karla Sofía Gascón ha raccontato il proprio rapporto con il tema del film in modo diretto: «Mi sento una seduttrice». Una dichiarazione che, lungi dall’essere un semplice esercizio promozionale, allinea la sua interpretazione a quella di una figura consapevole del proprio potere attrattivo, ma che probabilmente, nello sviluppo della trama, dovrà confrontarsi con le contraddizioni e le aspettative dei suoi “allievi”. La scelta di affidare a lei il ruolo della love coach, in un momento storico in cui i manuali di seduzione e le tecniche di approccio sono oggetto di dibattito culturale e sociale, aggiunge un ulteriore strato di significato a una commedia che rischierebbe altrimenti di apparire come un semplice revival di un genere classico.
Napoli, il ritorno e la scelta strategica della piattaforma
Che Napoli sia stata scelta come location per la prima non è, evidentemente, un dettaglio secondario. Verdone non ha mai nascosto il proprio amore per la città: «La adoro, vorrei ambientare un film qui». Una dichiarazione che lascia intendere come questo ritorno al lungometraggio, pur rappresentando un momento importante della sua filmografia, possa essere interpretato come un ponte verso progetti futuri ancora da definire. La città partenopea, del resto, è da sempre un osservatorio privilegiato per osservare le contraddizioni italiane: caotica e vitale, tradizionalista e incline all’innovazione, si presta perfettamente a fare da sfondo a una storia che parla di relazioni e di come queste vengano negoziate nella sfera pubblica e privata.
La scelta di distribuire il film su Paramount+, invece di seguire il tradizionale circuito delle sale, rappresenta un cambio di passo che dice molto sullo stato attuale dell’industria. Per un autore come Verdone, abituato a misurare il proprio successo anche attraverso i dati degli incassi, affidare un’opera a una piattaforma streaming potrebbe apparire una scommessa. Eppure, questa decisione, maturata insieme a De Laurentiis, sancisce una realtà ormai consolidata: i grandi nomi del cinema italiano si stanno progressivamente spostando verso i servizi on demand, attratti dalla possibilità di raggiungere un pubblico più ampio e frammentato, e dalla libertà creativa che talvolta questi nuovi canali possono garantire. Con Scuola di seduzione, Verdone non torna solo a dirigere un cast corale dopo sei anni, ma sceglie anche di farlo in un formato – quello della distribuzione diretta in streaming – che ne ridefinisce il rapporto con il pubblico.




