Poli-consumo di nicotina, in Italia inverte il trend e conquista i giovanissimi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il consumo di più prodotti contenenti nicotina, dalle sigarette tradizionali alle elettroniche, dalle pod-mod ai sacchetti orali, è in crescita nel nostro Paese e coinvolge in modo particolare le fasce più giovani della popolazione. È quanto emerge dal rapporto appena diffuso da FederSerD, la federazione che riunisce i professionisti impegnati nei servizi pubblici per le dipendenze, secondo cui il fenomeno del cosiddetto poli-consumo sta invertendo la tendenza alla riduzione del numero complessivo di fumatori registrata in Italia negli ultimi due decenni.

Un quadro in chiaroscuro dopo la legge Sirchia

«In Italia, dopo l'introduzione della legge Sirchia nel 2003, si sono registrati progressi nella riduzione del numero dei fumatori», si legge nel documento, «ma nel 2024 il 20% degli adulti continua a fumare, con tassi crescenti tra i giovani».

Il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, introdotto all'inizio del millennio, aveva contribuito a un calo costante della prevalenza tabagica, ma il quadro odierno mostra come quel percorso si sia arenato, complice la diversificazione dei prodotti disponibili sul mercato e la loro capacità di attrarre nuove generazioni di consumatori.

Più di uno studente su tre ha usato nicotina

Secondo gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, più di uno studente su tre tra i 14 e i 17 anni, precisamente il 37,1%, pari a circa 851mila ragazzi, ha utilizzato nel corso dell'ultimo mese almeno un prodotto contenente tabacco o nicotina. La diffusione del fumo elettronico, dalle sigarette elettroniche alle pod-mod, sta dando vita a una generazione di adolescenti che diventano dipendenti dalla nicotina spesso ancor prima di percepirsi come fumatori o svapatori abituali.

Un elemento che rende il fenomeno difficile da intercettare e, di conseguenza, da contrastare con gli strumenti tradizionali della prevenzione.

Gli studi: il poli-consumo è ancora più dannoso

Il problema segnalato dagli esperti non riguarda soltanto la quantità di persone coinvolte, ma anche la natura del consumo. Diversi studi mostrano infatti che l'uso combinato di più prodotti contenenti nicotina risulta ancora più dannoso per l'organismo rispetto all'impiego di una sola tipologia. L'esposizione simultanea a sostanze veicolate in forme diverse, infatti, moltiplica gli effetti negativi sui sistemi cardiovascolare e respiratorio, rendendo il poli-consumo una condizione clinica più complessa da trattare anche per i servizi specialistici.

La prevenzione parte dagli 11 anni

Di fronte a questo scenario, i pediatri hanno chiesto l'avvio di programmi di screening già a partire dagli 11 anni di età, in modo da individuare precocemente i segnali di dipendenza da nicotina e intervenire prima che il comportamento si consolidi.

La richiesta si inserisce nel quadro delle indicazioni emerse in occasione del congresso della Società italiana di ricerca pediatrica, durante il quale è stato ricordato come in trent'anni la prognosi delle malattie respiratorie infantili sia profondamente migliorata, con diagnosi più precoci e terapie mirate, ma come restino aperte nuove minacce legate proprio ai prodotti da vaping, all'inquinamento atmosferico e ai cambiamenti climatici.

La salute respiratoria dell'adulto comincia da bambini

Il progresso della pneumologia pediatrica ha portato a una scoperta destinata a cambiare il modo di intendere la prevenzione: la salute respiratoria dell'adulto comincia molto prima dell'età adulta, nei primi anni di vita e, in alcuni casi, già nel grembo materno. Malattie che un tempo accompagnavano i pazienti per tutta l'infanzia oggi possono essere diagnosticate prima e trattate con terapie mirate, mentre alcune infezioni respiratorie possono essere prevenute nelle forme più gravi.

Su questo terreno si innesta la preoccupazione per l'esposizione precoce alla nicotina, che secondo i professionisti dei servizi per le dipendenze rischia di compromettere i risultati ottenuti nella cura delle patologie respiratorie croniche.

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