Bordighera, il racconto choc della sorellina: “Beatrice era viola, nessuno ci ha ascoltate”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il racconto di chi quella notte aveva accanto la piccola Beatrice, nei minuti in cui la vita lasciava il suo corpo di due anni, è emerso lentamente dagli atti dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Imperia.

Un flusso di parole – quelle della sorella maggiore, ascoltata in modalità protetta – che restituisce senza filtro l’orrore di quelle ore: la bambina che non reggeva la testa, il corpo che cambiava colore, la richiesta di aiuto rivolta ai grandi rimasta senza risposta. «Più la tenevi su e più la testa le cadeva in avanti. ottopagine +3

Aveva tutto il corpo viola e le labbra viola», ha riferito la minore agli investigatori, consegnando agli atti un frammento di quella che i pm descrivono ormai come una lunga agonia. rainews +3

La telefonata al 118 e la messa in scena

La ricostruzione dei carabinieri, supportata dalle immagini delle telecamere di sorveglianza e dalle ultime rilevazioni del Ris, ha ormai scardinato la versione iniziale fornita dalla madre, Manuela Aiello (43 anni, in carcere dal 9 febbraio).

Quella mattina, quando i soccorritori del 118 sono arrivati nella villetta di Montenero, frazione di Bordighera, Beatrice era già morta da circa 36 ore; lo ha stabilito l’autopsia, che ha evidenziato un trauma cranico fatale. ottopagine +3

La donna aveva simulato di eseguire le manovre di rianimazione al telefono con l’operatore del 112, ma per gli inquirenti si è trattato di una messinscena concordata con il compagno.

La conversazione telefonica era solo l’ultimo atto di una sequenza studiata per depistare, iniziata con il trasporto in auto del corpicino per circa venti chilometri, da Perinaldo (dove la bimba sarebbe deceduta) fino a Bordighera. tarantinitime +3

«Sevizie atroci» e l’archivio dell’orrore nel cellulare

La svolta decisiva che ha portato all’arresto di Manuel Iannuzzi, 42 anni, eseguito all’alba del 30 maggio, è arrivata dall’analisi del suo telefono cellulare.

I pm hanno trovato un archivio di violenza inaudita: foto della bambina con il volto tumefatto e livido, scattate dopo i pestaggi, e un video particolarmente agghiacciante in cui la piccola Beatrice viene costretta a fumare una sigaretta.

Nel filmato, mentre la bambina scoppia a piangere e tossisce rifiutando il fumo, si sentono distintamente le risate e gli scherzi degli adulti presenti. tarantinitime +3

Elementi che hanno portato il gip a firmare un’ordinanza di 33 pagine in cui si parla di «modalità atroci», di una «intensità selvaggia» delle percosse e di una «indole crudele» nei confronti della vittima. Per la Procura, Iannuzzi (difeso dagli avvocati Maria Gioffré e Cristian Urbini) non era un estraneo, ma parte attiva di un «regime di vessatoria prevaricazione» durato mesi. open +3

I tentativi di salvataggio improvvisati e il coraggio delle sorelle

Mentre il quadro accusatorio si aggravava – con l’accusa che per entrambi è passata da omicidio preterintenzionale a maltrattamenti aggravati dalla morte – le sorelline di Beatrice (di 9 e 7 anni) hanno fornito dettagli ulteriori su cosa accadde nelle ultime ore di vita della bimba. tarantinitime +3

Allontanate dal nucleo familiare e inserite in una struttura protetta, dove hanno iniziato un percorso psicologico che ha portato a un «miglioramento incredibile», le due minori hanno raccontato gli estremi tentativi di rianimazione messi in atto dagli adulti mentre la piccola era già in fin di vita: «Per farla riprendere, l’hanno tenuta sott’acqua e poi le hanno dato dello zucchero». Tentativi risibili, secondo i medici, di fronte a un’emorragia celebrale ormai irreversibile. avvenire +3

Le dichiarazioni delle bambine hanno infranto definitivamente il muro di omertà e le bugie ripetute inizialmente (la caduta dalle scale, il malore improvviso), restituendo alla giustizia la cronaca di due giorni di abbandono e violenza. rainews +3

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