Jessie Buckley vince l’Oscar, il suo discorso dedicato al “caos del cuore di una madre”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notte del Dolby Theatre, quella che incorona i vincitori della novantottesima edizione degli Academy Awards, ha regalato alla stagione del cinema un momento di autentica commozione quando sul palco è salita Jessie Buckley. L’attrice irlandese, reduce da una stagione dei premi che l’aveva vista trionfare praticamente ovunque — dai Golden Globe ai Bafta, passando per i Critics Choice Awards e gli Actors Award — ha finalmente messo le mani sulla statuetta più ambita, quella per la miglior attrice protagonista, grazie alla sua interpretazione in Hamnet, il film diretto da Chloé Zhao che adatta il romanzo di Maggie O’Farrell.

Visibilmente scossa dall’emozione, tanto da scoppiare in una risa liberatoria appena impugnata la statuetta, Buckley ha pronunciato un discorso che ha toccato le corde del profondo, intrecciando la sua storia personale con il tema universale della maternità. E non poteva essere altrimenti, considerando che la cerimonia cadeva proprio nel giorno della festa della mamma nel Regno Unito. “Vorrei dedicare questo premio al meraviglioso caos del cuore di una madre”, ha dichiarato l’attrice dal palco, con la voce rotta dalla commozione, prima di aggiungere un pensiero per tutte le donne: “Veniamo tutte da una stirpe di donne che continuano a creare contro ogni probabilità”.

Buckley, che nel film interpreta Agnes, la moglie di William Shakespeare devastata dalla perdita del figlio undicenne Hamnet, ha saputo trasportare la potenza del suo ruolo nella vita reale, ringraziando la figlia di otto mesi, Isla, avuta dal marito Freddie Sorensen. Con una tenerezza che ha rubato la scena, l’attrice si è rivolta alla piccola immaginandola “probabilmente intenta a sognare il latte” e completamente all’oscuro dell’impresa compiuta dalla madre, per poi scherzare con il compagno: “Sei il mio migliore amico... e voglio avere altri ventimila bambini con te”. Un’uscita ironica che ha alleggerito la tensione di un momento altrimenti carico di pathos, dimostrando ancora una volta la spontaneità di un’interprete capace di passare con disinvoltura dal dramma più cupo alla leggerezza.

Con questa vittoria, la trentaseienne di Killarney scrive una pagina importante per la storia del cinema irlandese: è la prima attrice dell’isola a vincere l’Oscar come protagonista, completando di fatto un poker di vittorie per l’Irlanda nelle quattro categorie attoriali. Il primo era stato Barry Fitzgerald come non protagonista nel 1945, seguita da Brenda Fricker sempre come non protagonista nel 1990 e, più recentemente, da Cillian Murphy come miglior attore protagonista per Oppenheimer nel 2024. Un riconoscimento, il suo, che arriva dopo la nomination come non protagonista per The Lost Daughter nel 2022 e che la consacra definitivamente nell’olimpo di Hollywood.

La genesi di un trionfo annunciato e il sostegno dell’Irlanda

Il percorso di Jessie Buckley verso la statuetta era stato preparato meticolosamente da mesi di performance acclamate e da un film, Hamnet, capace di lasciare il pubblico in lacrime per l’intensità della storia. La pellicola, che ha ricevuto otto nomination complessive tra cui quelle per il miglior film e la miglior regia, ricostruisce in modo immaginifico il dolore della famiglia Shakespeare, concentrandosi sulla figura di Agnes e sul legame tra la morte del piccolo Hamnet e la nascita di quella che sarebbe diventata la tragedia per eccellenza del Bardo, Amleto.

Durante il suo intervento, Buckley non ha dimenticato di ringraziare chi ha reso possibile quella serata magica, a cominciare dalla sua famiglia giunta da Kerry per sostenerla. Un ringraziamento speciale è andato però anche all’Irlanda, o meglio, allo stato irlandese che, come rivelato dall’attrice, ha contribuito a pagare i biglietti aerei per consentire ai suoi cari di essere presenti al Dolby Theatre. Un gesto che ha sottolineato il forte legame tra l’attrice e la sua terra d’origine, un legame che lei stessa ha voluto rimarcare pubblicamente, citando i genitori e definendosi parte di una discendenza di donne coraggiose.

L’interpretazione di Agnes e la regia di Chloé Zhao

Il cuore pulsante di Hamnet è senza dubbio la performance di Jessie Buckley, un’interpretazione che la regista Chloé Zhao, già premio Oscar per Nomadland, ha definito priva di qualsiasi vanità e incredibilmente autentica. La Buckley veste i panni di Agnes Hathaway, moglie di William Shakespeare (interpretato da Paul Mescal), in una storia che esplora le pieghe più nascoste del lutto e della resilienza. Lontana dai canoni del classico dramma in costume, l’attrice ha costruito un personaggio sporco di terra, istintivo e visceralmente umano, capace di attraversare la devastazione della perdita senza mai perdere la sua forza vitale.

La pellicola, tratta dall’omonimo bestseller di Maggie O’Farrell, ha fatto della potenza emotiva la sua cifra stilistica, con la Buckley capace di reggere sulle sue spelle l’intero impianto narrativo. La nomination per la miglior sceneggiatura non originale, firmata dalla stessa Zhao e dalla O’Farrell, conferma la qualità di un adattamento che ha saputo rendere giustizia a una storia complessa e sfaccettata, dove il dolore personale si intreccia con la creazione artistica universale. Il film è stato acclamato anche per la fotografia e per la colonna sonora, ma è il volto segnato di Jessie Buckley a rimanere impresso nella memoria dello spettatore.

Un trionfo in una corsa competitiva

La corsa all’Oscar per la miglior attrice protagonista si presentava particolarmente combattuta, con un parterre di candidate di altissimo livello. Accanto a Buckley, erano in lizza Rose Byrne per If I Had Legs I’d Kick You, Renate Reinsve per Sentimental Value, la due volte vincitrice Emma Stone per Bugonia e Kate Hudson per Song Sung Blue. Nonostante la concorrenza agguerrita, la irlandese si presentava alla cerimonia con i favori del pronostico, forte di una serie di vittorie nei principali precursori che non si vedeva per un’attrice da trent’anni a questa parte.

La sua vittoria rappresenta il coronamento di una carriera iniziata in sordina, quando diciassettenne partecipò a un talent show britannico nella speranza di ottenere un ruolo in un musical del West End. Da lì, il percorso è stato una continua ascesa, attraverso il cinema, il teatro e la musica, fino alla consacrazione definitiva con Hamnet. E mentre stringeva la statuetta, pensando alla sua bambina di otto mesi e alle donne della sua famiglia, Jessie Buckley ha offerto al pubblico uno dei momenti più autentici e toccanti dell’intera notte degli Oscar, dimostrando che a volte il “caos” più bello è proprio quello che abita il cuore di una madre.

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