De Zerbi al Tottenham, la rivolta silenziosa dei tifosi che non dimenticano il caso Greenwood
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Redazione Sport
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L’ufficialità dell’arrivo di Roberto De Zerbi sulla panchina del Tottenham, attesa da settimane e infine concretizzatasi tra le pieghe di una trattativa che sembrava non volersi sbloccare, ha già generato una frattura insanabile con una parte consistente del proprio pubblico. Non è il gioco, non è la carriera altalenante dell’ex tecnico di Brighton e Marsiglia a essere finita sotto la lente d’ingrandimento dei sostenitori degli Spurs, quanto piuttosto un retroscena che affonda le radici in un passato recente e in una vicenda giudiziaria che, sebbene priva di una condanna definitiva, continua a bruciare come una ferita aperta nel calcio inglese. Gruppi organizzati di supporter, attraverso i canali ufficiali del Tottenham Hotspur Supporters' Trust, hanno rotto gli indugi nella serata di lunedì 30 marzo, convocando una riunione d’emergenza il cui esito è stato un messaggio inequivocabile indirizzato alla dirigenza: la scelta di De Zerbi non è condivisa e, di fatto, non verrà sostenuta.
Un passato che pesa sulle dichiarazioni di Marsiglia
A scatenare la protesta, che il Trust ha formalizzato in una lettera al club riportata dalla BBC, non sono i numeri o le presunte incompatibilità tattiche, bensì le parole spese da De Zerbi ai tempi della sua avventura in Francia. Fu lì, sulla sponda opposta del Mediterraneo, che l’allenatore italiano si espresse pubblicamente su Mason Greenwood, l’attaccante allora al centro di un vortice mediatico e giudiziario per accuse di tentato stupro e violenza. Sebbene Greenwood non sia stato condannato, le accuse – e le successive indagini che ne segnarono la carriera nel Manchester United – avevano già polarizzato l’opinione pubblica. De Zerbi, in quella circostanza, lo aveva descritto come un “bravo ragazzo” aggiungendo che, a suo avviso, il calciatore “aveva pagato a caro prezzo per quello che era successo”. Una dichiarazione che oggi, a Londra, viene interpretata da una fetta significativa della tifoseria come una mancanza di sensibilità verso temi ritenuti fondamentali, trasformando l’arrivo del tecnico italiano in un caso che travalica i confini del campo.
La protesta organizzata e il silenzio della società
La reazione non si è limitata a un semplice tam tam sui social network, spesso labile e privo di conseguenze concrete. I Tottenham Hotspur Supporters' Trust, un’organizzazione strutturata che da anni funge da interfaccia critica tra la proprietà e il popolo bianconero, ha scelto la via formale. L’emergenza dichiarata nella riunione di lunedì ha portato a un contatto diretto con i vertici del club, un atto di dissenso che raramente viene consumato così precocemente rispetto a una nomina. Il messaggio è chiaro: la dirigenza, guidata da una proprietà che negli ultimi anni ha spesso cercato il consenso popolare attraverso operazioni di mercato ambiziose, questa volta si trova a dover gestire una contestazione che parte da un presupposto etico più che tecnico. De Zerbi, che in queste ore sta ancora lavorando per definire la composizione del suo staff – con la suggestione di un tentativo di convincere Alessandro Nesta, reduce dall’esperienza al Monza, a sedersi accanto a lui come assistente – si trova così a dover iniziare la sua avventura in Premier League con il fardello di una diffidenza preconcetta.
L’eredità della vicenda Greenwood e il fronte del rifiuto
Ciò che rende la posizione dei tifosi del Tottenham particolarmente rigida è la natura stessa della vicenda Greenwood, un caso che nel Regno Unito ha assunto contorni esemplari nel dibattito sul rapporto tra sport, giustizia penale e responsabilità pubblica delle figure pubbliche. Le accuse, sebbene archiviate sotto il profilo penale per il venir meno della collaborazione della parte offesa, avevano reso insostenibile la permanenza del calciatore al Manchester United, costringendolo a un esilio dorato prima in Spagna e poi in Francia. Quando De Zerbi, in quella fase, decise di difendere pubblicamente il giocatore, lo fece con una veemenza che oggi i suoi nuovi detrattori gli rinfacciano. La protesta, pertanto, non si configura come un rigetto del suo curriculum – che vanta esperienze prestigiose e una fama di innovatore tattico – ma come un atto di ripudio verso ciò che viene percepito come un allineamento automatico a una difesa d’ufficio di comportamenti ritenuti intollerabili. I gruppi organizzati hanno sottolineato, nelle comunicazioni trapelate, che il dissenso non riguarda aspetti tecnici né tantomeno la nazionalità del tecnico, bensì la coerenza con i valori che il club storicamente cerca di rappresentare.




