Il giorno del debutto e delle grandi finali: il programma del 19 febbraio a Milano Cortina 2026
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Redazione Sport
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La macchina olimpica di Milano Cortina 2026, giunta ormai al suo tredicesimo giorno di gare, non accenna a rallentare la sua inesorabile marcia verso la cerimonia di chiusura. La giornata di giovedì 19 febbraio si preannuncia come una delle più dense e significative dell'intera rassegna, non solo per il numero di finali in programma—sette quelle con assegnazione della medaglia—ma soprattutto per il valore intrinseco di alcuni eventi che andranno in scena. Il programma, che come di consueto prenderà il via nelle prime ore del mattino con gli incontri di curling, vedrà il suo clou in un pomeriggio e una sera in cui la storia dello sport invernale potrebbe essere riscritta sotto più di un aspetto.
L'attenzione degli addetti ai lavori e degli appassionati più raffinati, va detto, è da tempo catalizzata da un debutto atteso anni. Sulla pista di Bormio, infatti, farà il suo ingresso ufficiale nel programma olimpico lo sci alpinismo, disciplina che unisce la fatica della risalita con la tecnica della discesa e che proprio sui monti di casa trova la sua consacrazione più autentica -2. Le gare sprint maschili e femminili assegneranno le prime medaglie della storia di questa specialità, un evento che assume i contorni della novità assoluta e che, per il pubblico italiano, ha un sapore particolare data la presenza di atleti di primo piano come Giulia Murada e Michele Boscacci, capaci di alimentare più di una speranza di podio -2.
L'hockey femminile e il suo atto conclusivo
Parallelamente al debutto dello sci alpinismo, il ghiaccio della Milano Santagiulia Arena ospiterà invece l'epilogo del torneo femminile di hockey, e lo farà con un copione che gli organizzatori avrebbero potuto solo sognare. La finale per la medaglia d'oro, in programma per le 19:10, vedrà opposte le due superpotenze mondiali della disciplina: gli Stati Uniti e il Canada. Si tratta dell'ennesimo capitolo di una rivalità che trascende i confini dello sport per diventare questione nazionale, un confronto che si rinnova a cinque cerchi per la settima volta nella storia. Se le statunitensi, forti di un cammino netto e quasi immacolato condito da cinque shutout, arrivano all'appuntamento con i favori del pronostico, le canadesi—campionesse in carica—hanno dimostrato di sapersi esaltare nei momenti cruciali, trovando nella loro leader Marie-Philip Poulin, diventata nel frattempo la miglior marcatrice di sempre ai Giochi, la scintilla per superare le insidie del torneo. Poche ore prima, sempre nella stessa sede, sarà la Svezia a incrociare le stecche con la Svizzera per la finale che assegnerà il bronzo, un altro incontro che promette spettacolo e intensità.
Podî mattutini e la questione del record azzurro
Prima ancora che il ghiaccio si infiammi con le sfide dell'hockey, il mattino di gare avrà già assegnato altre preziose medaglie. Oltre allo sci alpinismo, saranno giorni cruciali per il freestyle, con la finale degli Aerials maschili a Livigno, e per la combinata nordica in Val di Fiemme, due discipline che spesso regalano colpi di scena e che potrebbero riservare sorprese anche per quanto riguarda la distribuzione del metallo pregiato. L'attenzione, in questo contesto, rimane alta sulle prestazioni degli atleti di casa, inseriti in un contesto di squadra che ha già ampiamente superato ogni più rosea aspettativa della vigilia. Con un bottino che ha toccato quota 25 medaglie, di cui 9 d'oro, l'Italia ha scavalcato nel medagliere nazioni del calibro di Stati Uniti e Germania, issandosi in una seconda posizione che sa di impresa storica.
C'è un modo, però, di leggere questa classifica che merita una riflessione più approfondita, lontana dagli entusiasmi immediati dei titoli dei giornali. Il confronto con le 20 medaglie di Lillehammer 1994, un record che sembrava destinato a durare in eterno, è stato ampiamente superato già nei giorni scorsi -9. Tuttavia, paragonare spedizioni olimpiche distanti tra loro oltre trent'anni è operazione che, se non contestualizzata, rischia di scivolare nella retorica. La dimensione dei Giochi moderni, con un numero di eventi in continua espansione e una partecipazione globale che ha modificato gli equilibri tradizionali, rende ogni confronto puramente statistico. Ciò che appare innegabile, al netto dei numeri, è la profondità del movimento azzurro emersa in questa edizione: medaglie sono arrivate da discipline disparate, dallo short track al pattinaggio di velocità, dallo sci alpino al biathlon, a testimonianza di una vitalità che va ben oltre il semplice conteggio dei podi -4-6. La giornata del 19 febbraio, con le sue sette finali e le sue storie tutte da scrivere, non farà che aggiungere nuovi capitoli a questa narrazione.




