Goggia dedica il podio di Crans Montana alle vittime del discobar Le Constellation

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Subito dopo aver tagliato il traguardo, ancor prima di concedersi alle inevitabili interviste, Sofia Goggia ha portato con un gesto rapido la mano al nastro nero che portava al braccio. Una dedica muta ma di un'eloquenza straziante, rivolta alle vittime della strage di Capodanno avvenuta al discobar Le Constellation, un episodio di cronaca nera che ha segnato profondamente l'atleta. La sua performance, del resto, è stata quella di chi ha saputo trasformare un pensiero costante, un'assidua compagnia di dolore, in concentrazione pura e slancio agonistico. "Il pensiero di quel dramma", ha confessato infatti la sciatrice, "mi ha accompagnato per tutto questo mese", senza però intaccare una preparazione che ora appare al punto giusto.

Un secondo posto che vale molto più di un argento

Alla fine della discesa sulla pista svizzera, il tabellone ha fermato il cronometro a soli 18 centesimi dalla ventunenne elvetica Malorie Blanc, un'esordiente che ha compiuto l'impresa proprio nell'ultimo superG prima della kermesse olimpica. Un distacco minimo, che non offusca la sostanza del risultato: Goggia, consolidando con questi 80 punti il suo bagaglio in classifica generale, ha ritrovato quella sicurezza e quel sorriso che mancavano dalla vittoria di Val d'Isère, ormai lontana 21 dicembre. Era da allora, in effetti, che la campionessa bergamasca non saliva su un podio mondiale, un digiuno che alimentava dubbi e perplessità esterne, ora in buona parte dissolti. La sua reazione a caldo, carica di una determinazione quasi sacra, non ha lasciato spazio a incertezze: "Sto bene fisicamente e mentalmente, e credo di riuscire a portare nelle gare di Cortina la miglior versione di me stessa".

Il profumo dei Giochi come carburante per l'azzurra

Quello che si respirava a Crans Montana, più della fredda aria di montagna, era il cosiddetto profumo dei Giochi, un'essenza capace di ringalluzzire anche gli animi più provati. L'appuntamento a cinque cerchi, ormai imminente, agisce come un moltiplicatore di energie e di significati per atleti del suo calibro, per i quali l'Olimpiade rappresenta un momento unico e indefettibile. "L'Olimpiade per me è sacra", ha dichiarato Goggia con una solennità che non ammette repliche, tracciando una linea netta tra le gare di Coppa e la missione che l'attende a Cortina. Una missione che, come ha tenuto a precisare, vivrà senza la consueta presenza dei genitori al seguito, quasi a voler cristallizzare una condizione di totale focalizzazione, di necessaria solitudine agonistica, pur nel turbine emotivo di una manifestazione casalinga.

La rabbia di Pirovano e la risposta sui pendii

Sulle sue tracce, in questa finale di preparazione, si è mossa anche la rabbia sportiva del tecnico, un sentimento che spesso precede le grandi esplosioni. Quell'energia, apparentemente negativa, è stata canalizzata e convertita in potenza fisica e lucidità tecnica durante la gara, fornendo una risposta chiara a chiunque si interrogasse sulla sua condizione. La "miglior versione di se stessa" che Goggia promette per Cortina sembra dunque non essere un'aspirazione vaga, ma il frutto di un percorso di rielaborazione, sia personale che sportiva, che trova il suo punto di arrivo proprio nella pista olimpica. Il nastro nero al braccio, il sorriso ritrovato e i tempi strettissimi costituiscono, nel loro insieme, un messaggio più articolato di qualsiasi dichiarazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.