Il Napoli aggancia il secondo posto, Cagliari sprofonda nel silenzio offensivo
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Redazione Sport
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La trentesima giornata di Serie A si è aperta con il consueto copione di chi insegue e di chi, pur di difendersi, finisce per non esistere più in fase di costruzione. All’Unipol Domus, il Cagliari ha ceduto al Napoli con il risultato di 1-0, un passivo che per certi versi appare persino generoso se si osserva la sterilità offensiva dei padroni di casa: per tutti i novanta minuti, infatti, la formazione isolana non è riuscita a indirizzare un solo tiro verso lo specchio della porta difesa da Meret, un dato statistico che fotografa con crudezza l’impasse in cui versa la squadra di Pisacane.
La partita, in realtà, si era già messa in discesa per gli ospiti dopo soli centoventi secondi: un errore di Caprile nell’impostazione ha regalato un corner agli azzurri, e dalla bandierina McTominay, rientrato titolare dopo un lungo stop, ha trovato il tap-in vincente che vale già tre punti pesantissimi. Antonio Conte ha potuto contare anche sul rientro di De Bruyne dal primo minuto, una variabile che ha garantito maggior qualità nella gestione del pallone, sebbene la manovra partenopea abbia accusato qualche calo di intensità nella parte centrale della gara. Quella che conta, però, era la sostanza: con questa vittoria il Napoli scavalca il Milan in classifica, portandosi a quota 62 punti e issandosi al secondo posto in attesa delle risposte dei rivali, a conferma di una rincorsa costante verso le posizioni che contano per la qualificazione europea.
Nel secondo anticipo del venerdì, il Ferraris è stato teatro di un altro confronto dai contorni ben definiti: il Genoa di De Rossi ha provato a forzare il blocco dell’Udinese, trovandosi però di fronte una difesa friulana attenta e un destino segnato da episodi arbitrali controversi. Dopo una prima frazione di gioco in cui i rossoblù avevano colpito due traverse con Malinovskyi e Colombo, la partita ha subito una svolta psicologica quando l’arbitro, dopo un lungo check al Var, ha annullato un rigore concesso ai padroni di casa per un tocco di mano in area di Kabasele, ritenuto non punibile. L’Udinese, quasi come se avesse ricevuto un lasciapassare per uscire dalla gabbia, ha preso coraggio: nella ripresa Ekkelenkamp ha sbloccato il risultato con un colpo di testa preciso sugli sviluppi di una palla inattiva, mentre nel recupero Davis ha raddoppiato in contropiede, infliggendo ai liguri la quarta sconfitta consecutiva nel confronto diretto.
Moviola e polemiche al Franchi, il pari che lascia strascichi
L’attenzione si è poi spostata sull’impegno serale della capolista, con l’Inter chiamata a rispondere sul campo della Fiorentina per difendere il margine in vetta. L’1-1 finale maturato al Franchi, però, non ha raccontato solo la fatica dei nerazzurri nel gestire il vantaggio iniziale – firmato Pio Esposito dopo meno di un minuto – ma anche un acceso dibattito sulla direzione di gara di Andrea Colombo. L’episodio più contestato riguarda un tocco di mano di Pongracic in area viola, un intervento che secondo la dirigenza dell’Inter sarebbe stato punito con un calcio di rigore netto. Il direttore di gara, dopo aver valutato la dinamica, ha invece lasciato proseguire, scatenando la furia della squadra di Chivu.
Al di là della moviola, la partita ha mostrato due versioni della stessa squadra: una prima parte condotta con sicurezza, grazie al gol lampo e al controllo del centrocampo affidato a Calhanoglu, rientrato in campo; e una ripresa in cui la Fiorentina, spinta da Vanoli, ha trovato il pari con Ndour, capitalizzando un incerto intervento di Sommer. L’Inter, priva di Lautaro Martinez e Bastoni, ha faticato a mantenere la lucidità nei minuti finali, rischiando anche di perdere il primato virtuale in caso di sconfitta, ma alla fine ha dovuto accontentarsi di un punto che, seppur lontano dagli obiettivi di scudetto immediati, mantiene inalterato il distacco di sei punti sul Napoli.
Pagelle e individualità: luci e ombre tra i protagonisti
Analizzando le singole prestazioni emerse nel posticipo, il dato tecnico restituisce un quadro di sostanziale sofferenza per alcuni dei calciatori più attesi. In casa Inter, il difensore Bisseck si è distinto come il migliore in campo per capacità di lettura e interventi risolutivi, gestendo sotto pressione le folate offensive viola [citation:original source]. Sul versante opposto, le pagelle evidenziano lacune preoccupanti: Akanji, schierato al centro della difesa, ha pagato dazio sulla linea troppo alta, andando in difficoltà sistematica sulle ripartenze avversarie; il portiere Sommer, poi, ha lasciato il pallone sul pareggio, trasformando un tiro di Gudmundsson in un assist involontario per Ndour [citation:original source].
Anche il reparto avanzato nerazzurro ha mostrato segnali di stanchezza o mancanza di precisione: Dimarco è apparso in affanno sulla fascia, mentre Zielinski, titolare, ha faticato a trovare le linee di passaggio giuste per smarcare i compagni. Per contro, la Fiorentina ha trovato nell’ingresso di alcuni elementi giovani una marcia in più, sfruttando la generosità di chi entra a partita in corso per ribaltare l’inerzia. Sul fronte disciplinare, l’attenzione è puntata sui diffidati: tra i ranghi nerazzurri, Carlos Augusto e Sucic (quest’ultimo in campo) erano a rischio squalifica, così come per la Fiorentina erano in bilico Fagioli e lo stesso Pongracic, protagonista del contatto discusso [citation:original source].




