Il petrolio più caro del 50% e le scorte che evaporano: il mercato globale si stringe in una morsa
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Redazione Economia
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Mentre i riflettori restano accesi sulle dinamiche belliche in Medio Oriente, il mercato energetico mondiale sta scrivendo un capitolo di segnale inequivocabile: il prezzo del greggio ha subito un’impennata del 50% rispetto ai valori registrati prima dell’inizio del conflitto, con il Brent di Londra che ha varcato la soglia dei 107 dollari al barile a fronte dei 67 di metà febbraio. A lanciare l’allarme, in un contesto di fragilità crescente, è l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) attraverso il suo ultimo «Oil market report» pubblicato oggi, 13 maggio, un documento che porta il Titolo emblematico di «Colmando il gap». L’analisi, suffragata da dati preliminari che dipingono uno scenario di contrazione generalizzata, fotografa un sistema sottoposto a uno «shock senza precedenti» dove l’offerta, la produzione e persino la raffinazione subiscono una flessione che non si vedeva da tempo.
Scorte in caduta libera e il macigno dei numeri sullo Stretto di Hormuz
I numeri diffusi dall’Aie raccontano di un’emorragia silenziosa ma costante: le scorte globali di petrolio si sono ridotte di 129 milioni di barili a marzo e di altri 117 milioni ad aprile, totalizzando un crollo di 246 milioni di barili dall’inizio delle ostilità. Un ritmo, quello dell’esaurimento delle riserve, definito «record» dall’agenzia parigina, che sottolinea come le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz – un’arteria fondamentale per il commercio mondiale – stiano prosciugando le scorte a una velocità allarmante. La produzione dei paesi del Golfo, colpiti dalle restrizioni alla navigazione, è risultata inferiore di 14,4 milioni di barili al giorno rispetto ai livelli prebellici. A parziale compensazione di questa voragine, si muovono i convogli terrestri – migliaia di camion che attraversano il deserto per aggirare il blocco – e l’incremento delle esportazioni dal bacino atlantico, ma si tratta di un sollievo limitato rispetto alla mole di greggio che non riesce più a fluire via mare.
Domanda in contrazione e il crollo della raffinazione: un equilibrio precario
Paradossalmente, in un mercato dove i prezzi alle stelle solitamente spengono i consumi, si registra una contrazione simultanea di quasi tutti i segmenti della filiera. L’Aie prevede che la domanda mondiale di petrolio si contrarrà di 420 mila barili al giorno su base annua nel 2026, attestandosi a 104 milioni di barili al giorno; si tratta di 1,3 milioni in meno rispetto alle stime precedenti lo scoppio della guerra. I settori del petrolchimico e dell’aviazione sono attualmente i più colpiti, ma il caro prezzi e le misure di contenimento rischiano di erodere ulteriormente il consumo di carburanti. Anche la lavorazione del greggio, un indicatore cruciale della salute industriale, non è risparmiata: la raffinazione crollerà di 4,5 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre, un dato che riflette i danni alle infrastrutture e la cronica carenza di materie prime. Le raffinerie, costrette ad adattarsi alla crisi, stanno cercando di ritagliarsi nuovi flussi commerciali, ma la pressione sui margini rimane altissima a causa della carenza di distillati medi.
La guerra delle navi e il fronte diplomatico italiano
Mentre le petroliere restano bloccate o costrette a percorrere rotte più lunghe e insidiose, il quadro geopolitico si intreccia con le scelte nazionali. Sul fronte della sicurezza della navigazione, l’Italia ha fatto sentire la propria voce: il ministro degli Esteri, Tajani, ha ribadito ieri di fronte alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato l’impegno per la pace del nostro paese, specificando chiaramente che nessuna nave italiana transiterà a Hormuz senza l’autorizzazione preventiva del Parlamento. Una presa di posizione che conferma la cautela massima, mentre secondo un’analisi pubblicata dal «New York Times» l’Iran avrebbe ancora a disposizione circa il 70% del suo arsenale missilistico originario, un deterrente che rende ogni operazione militare nel settore estremamente rischiosa e che contribuisce a mantenere altissima la tensione nelle acque del Golfo.
Meta Description: Petrolio +50% dalla guerra. L'Aie lancia l'allarme: scorte in calo record e raffinazione in crollo. Crisi Hormuz e tensione sui prezzi globali.




