L’Aie: «Le scorte globali di petrolio si esauriscono a un ritmo record»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia – pubblicato a più di dieci settimane dall’inizio della guerra in Medioriente – non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz stanno esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo che l’agenzia stessa definisce “record”. Con il traffico delle petroliere completamente bloccato, si legge nel documento, le perdite cumulative di offerta da parte dei produttori del Golfo hanno già superato 1 miliardo di barili; un dato, quest’ultimo, che diventa ancora più impressionante se si considera che ogni giorno restano fermi oltre 14 milioni di barili di greggio. Uno shock senza precedenti, insomma, e che tiene il mercato col fiato sospeso.

Uno shock di offerta che nessuno aveva mai visto

Sul fronte dei prezzi, la tensione è palpabile: i futures WTI sul greggio di giugno viaggiano intorno a 102 dollari al barile, un livello che i trader descrivono non come calma ma come “trattenere il respiro”. L’Aie, nel dettaglio del suo report, parla apertamente di “più grande crisi di offerta petrolifera della storia”. Le interruzioni prolungate – dovute allo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran e alla conseguente impossibilità di attraversare Hormuz – stanno ridisegnando i flussi energetici globali. E c’è di più: secondo l’agenzia, anche nell’ipotesi di una rapida fine delle ostilità, la ripresa dell’offerta sarà lenta; “sebbene la domanda possa tornare a crescere verso la fine dell’anno – si osserva nel rapporto – qualora si raggiungesse un accordo per porre fine alla guerra, è probabile che l’offerta si riprenda più lentamente”.

Deficit persistente e volatilità destinata a continuare

Il mercato petrolifero, avverte l’Aie, resterà in deficit anche dopo un eventuale cessate il fuoco. La volatilità dei prezzi, insomma, non è destinata a esaurirsi in fretta. A peggiorare il quadro contribuisce la revisione al ribasso delle stime sulla domanda globale: l’agenzia prevede ora una contrazione di 420.000 barili al giorno quest’anno, un dato ben più severo dei precedenti 80.000 barili al giorno di calo stimato. Nelle pieghe del report emerge un paradosso: la guerra in Iran, pur devastante sotto il profilo umanitario e geopolitico, sta paradossalmente favorendo l’export di petrolio di Stati Uniti, Canada, Brasile e Russia, paesi che in queste settimane hanno incrementato le proprie forniture per sopperire ai vuoti lasciati dai produttori del Golfo.

Hormuz chiuso, mesi di forniture limitate all’orizzonte

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha innescato, a tutti gli effetti, uno shock dell’offerta destinato a lasciare il segno per mesi. Anche dopo la riapertura del traffico marittimo – ipotizzata gradualmente dall’Aie a partire da giugno nel suo scenario base – le forniture di petrolio rimarranno limitate a lungo. Le perdite cumulate, lo ricordiamo, hanno già superato il miliardo di barili. E mentre il mondo osserva i negoziati tra Washington e Teheran, senza che alcuna svolta concreta sia ancora all’orizzonte, l’economia globale continua a scontare il prezzo – letteralmente – di una crisi energetica senza precedenti. I mercati, dal canto loro, non reagiscono: restano immobili, come sospesi, in attesa di un segnale che tarda ad arrivare.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.