Siria, la marcia trionfale dei ribelli sunniti contro Assad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le migliori divisioni dell'esercito del regime di Bashar al-Assad, compresa quella del fratello del presidente, non hanno retto all'attacco dei combattenti della jihad islamica, che già hanno militato per Al Qaeda e per l'Isis. Dopo Aleppo, sono cadute Hama e Homs, e si sono viste fughe precipitose dei migliori comandanti siriani, anche in elicottero. La situazione in Siria, dunque, appare sempre più critica, con i ribelli antigovernativi che avanzano inesorabilmente verso la capitale Damasco.

La Russia e l'Iran, che nel 2016 erano intervenuti per sedare la rivolta e proteggere l'amico Assad, ora paiono incapaci di fronteggiare la situazione. Le forze di Hezbollah sono impegnate su altri fronti, mentre Putin ha ordinato bombardamenti che hanno colpito moltissimi civili, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria. In questo contesto, l'Iran ha ribadito il proprio sostegno alla Siria, dichiarando che continuerà a fornire tutto ciò che è necessario per sostenere il governo siriano.

Il 27 novembre, i ribelli islamisti hanno lanciato un'offensiva a sorpresa dalla loro roccaforte di Idlib, nel nord-ovest del paese, conquistando diverse città, tra cui la maggior parte di Aleppo e Hama, la quarta maggiore città della Siria. La presa di queste città rappresenta un duro colpo per il regime di Assad, che vede il proprio controllo sul territorio sempre più ridotto.

Ad Aleppo, i fedeli musulmani hanno partecipato alla preghiera del venerdì nella moschea Al-Rahman, la prima da quando i ribelli islamisti hanno preso il controllo della città. La situazione rimane tesa e incerta, con le forze governative che cercano di riorganizzarsi per contrastare l'avanzata dei ribelli.

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