Gianfranco Rosi racconta Napoli in "Sotto le nuvole"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Gianfranco Rosi, il regista che vinse il Leone d’oro nel 2013 con “Sacro GRA” e l’Orso d’oro a Berlino tre anni dopo con “Fuocoammare”, ha presentato in concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo lavoro, “Sotto le nuvole”, che uscirà nelle sale il prossimo 18 settembre. Il film, che ha ricevuto un’accoglienza trionfale con sette minuti di applausi ininterrotti al Lido, propone una visione della città partenopea del tutto inedita, restituita attraverso un potente bianco e nero che ne scandaglia le profondità più nascoste e meno appariscenti.
Rosi, intervistato in esclusiva da Moira Bubola, conduce lo spettatore lontano dai cliché e dai panorami consueti per addentrarsi in una dimensione sotterranea, sia in senso letterale che metaforico. La macchina da presa esplora i Campi Flegrei e i vagoni affollati della circumvesuviana, diventando testimone di esistenze che, seppur lontane dai riflettori, disegnano un ritratto collettivo di resistenza e umanità. Tra i protagonisti di questo affresco corale ci sono un maestro di strada che dedica la sua vita al doposcuola per bambini, i vigili del fuoco che rispondono alle chiamate di soccorso cercando di placare le paure dei cittadini, e le forze dell’ordine impegnate in attività investigative come il contrasto ai tombaroli.
La scelta del bianco e nero non è meramente estetica, ma strutturale; serve a striare la pellicola di una luce cruda e al tempo stesso poetica, sottraendo il colore per concentrarsi esclusivamente sulla sostanza delle storie e sulla geografia interiore dei volti. È attraverso questo registro, che unisce il rigore documentaristico a una profonda compassione, che Rosi costruisce un mosaico di vite il cui valore risiede proprio nella loro apparente ordinarietà, restituendo una Napoli autentica, lontana da qualsiasi facile stereotipo.




