Garlasco, l’impronta che accusa e il giallo della scarpa che arriva fino a Civitanova

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di diciassette anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, uno degli elementi cardine del processo – l’impronta della scarpa dell’assassino – torna a sollevare interrogativi che spingono gli investigatori a ripercorrere filoni inattesi. I carabinieri, su mandato della procura di Pavia, hanno fatto ritorno nell’azienda marchigiana Margom, situata a Civitanova, la quale, all’epoca dei fatti, aveva la commessa per la produzione delle suole destinate all’azienda calzaturiera Frau. È proprio a quel modello, caratterizzato da una specifica texture “a pallini”, che viene ricondotta l’impronta, una numero 42, rinvenuta sul luogo del delitto e che costituì una delle prove materiali decisive per la condanna definitiva del fidanzato della vittima, Alberto Stasi.

Il riavvio delle indagini sulla produzione

Le nuove verifiche, come emerso dalla trasmissione “Ore 14 sera”, si concentrano proprio sull’origine e sulle specifiche di quella suola, attorno alla quale persistono zone d’ombra. Gli inviati del programma hanno documentato come, in un primo momento, la società Margom avesse smentito la propria paternità, attribuendo la produzione a un’altra azienda ormai non più operativa. Una versione, questa, che è stata poi ritrattata il giorno successivo, con l’azienda civitanovese che ha invece confermato di aver effettivamente realizzato quel tipo di suola, specificando che corrispondeva a una misura di piede numero 42. Ha però precisato, in un passaggio che gli inquirenti stanno ora vagliando, di non essere a conoscenza del modello di scarpa sul quale quella stessa suola fosse stata poi effettivamente montata e commercializzata.

L’impronta e le discrepanze nella taglia

La riemersione di questi dettagli operativi riaccende i riflettori su uno degli aspetti più dibattuti dell’intera vicenda giudiziaria: la corrispondenza tra l’impronta rinvenuta e la calzatura di Stasi. Sebbene la prova sia stata ritenuta solida in sede processuale, le recenti attività investigative sembrano voler appurare con ancor maggiore precisione le dinamiche produttive e distributive di quel particolare modello, forse alla ricerca di possibili incongruenze. La misura 42, che è stata associata all’assassino, rappresenta un dato fisso e incontrovertibile, mentre si riapre l’analisi sulla sua tracciabilità fino al singolo paio di scarpe.

Il quadro investigativo si allarga

Parallelamente alle indagini sulla scarpa, l’attenzione degli inquirenti si è estesa anche all’analisi dei movimenti finanziari riconducibili alla famiglia Sempio e all’ex carabiniere Sapone, i quali – sebbene i contorni precisi non siano ancora stati divulgati – suggeriscono un ampliamento del perimetro delle verifiche. L’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, infatti, fornisce un nuovo impulso all’inchiesta, che non si limita più al solo reperto fisico ma esplora anche profili legati a situazioni patrimoniali. Senza tralasciare, come già accaduto in passato, altri elementi materiali quali la presenza di sangue sui pedali di una bicicletta, il caso di Garlasco dimostra come un cold case possa riaccendersi attraverso un meticoloso riesame dei dettagli più tecnici.

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