Franco Battiato. Il lungo viaggio, stasera su Rai 1 il film evento con Dario Aita

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Questa sera, domenica 1° marzo, la prima serata di Rai 1 si accende di musica, poesia e spiritualità con la messa in onda di “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, l’attesissimo film biografico che celebra la vita, l’arte e l’anima di uno dei cantautori più geniali e visionari della storia musicale italiana. Dopo il grande successo registrato nelle sale cinematografiche all’inizio di febbraio, dove era stato proposto come evento speciale riscuotendo una straordinaria partecipazione di pubblico, l’opera diretta da Renato De Maria approda ora sul piccolo schermo e in streaming su RaiPlay, pronta a raggiungere una platea ancora più vasta. Prodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, su sceneggiatura di Monica Rametta, il film si propone di ripercorrere le tappe fondamentali dell’esistenza del Maestro, e lo fa concentrandosi non tanto su un pedissequo elenco di date e successi, quanto piuttosto sull’essenza del suo percorso umano e creativo, un viaggio – come suggerisce il Titolo – che è al contempo geografico e interiore.

Al centro di questa operazione, che poteva facilmente scivolare nel rischio dell’agiografia o della semplice imitazione, c’è la prova attoriale di Dario Aita, volto noto al grande pubblico per la partecipazione a serie di successo e, più recentemente, per il ruolo in “Parthenope” di Paolo Sorrentino. Per Aita, che del Maestro siciliano interpreta non solo i tic e le movenze ma anche l’interiore ricerca, questa trasposizione rappresenta la prima vera volta in cui tiene un intero film sulle proprie spalle. La sua interpretazione, che molti collaboratori stretti di Battiato come Franz Cattini hanno definito formidabile ed eccezionale, è il frutto di un lavoro certosino e quasi spirituale; l’attore, che pure confessa di essere partito da una conoscenza superficiale dell’artista, ha raccontato in più interviste di aver vissuto un vero e proprio fenomeno di autosuggestione, al punto da percepire la presenza del cantautore sin dai tempi dei provini.

“Quello che è accaduto è stato qualcosa di miracoloso – ha dichiarato Aita a proposito della lavorazione –. Avevo questa consapevolezza già da prima che il film venisse visto. Mentre giravo, sapevo che qualcosa stava accadendo”. Il racconto cinematografico segue il giovane Franco dalla natìa Sicilia, dove il legame con la madre Grazia (interpretata da Simona Malato) rappresenta un cardine inamovibile della sua esistenza, fino al traferimento nella Milano degli anni Settanta, una metropoli brulicante di stimoli in cui il musicista cerca di uscire dai conflitti familiari e inseguire le sue ambizioni artistiche. È in quel contesto che Battiato entra in contatto con la scena dell’avanguardia colta e della sperimentazione elettronica, un periodo di fervida ricerca che il film di De Maria – capace di muoversi saggiamente tra cinema e televisione – restituisce con un uso sapiente di colori acidi e distorsioni visive, prima che la narrazione approdi al momento della svolta commerciale, quando l’artista decise con lucidità sorprendente di scrivere un album di sole hit, dando vita a “La voce del padrone”.

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